Chapeau a Michele Fattorini che ha vinto una Castellana bagnata, complicata, privata dell’apporto del grande pubblico, intimorito dall’umore di Giove Pluvio. Onore a Daniele Pelorosso, per aver guidato come si trovasse sull’asciutto, tanto di cappello a tutti gli altri orvietani saliti, con pieno merito sul podio. E gloria al percorso della Castellana, con il suo manto stradale a prova di grip, sempre confacente alle esigenze dei piloti, pronti a sottolinearlo, nonostante condizioni meteo veramente proibitive. Dieci e lode all’Associazione, per un’organizzazione al limite della perfezione, anche questa celebrata dai protagonisti, con punte di merito eccellenti per tutti quegli attori, non protagonisti, che con il loro lavoro provvedono, ogni anno, a tenere alto il nome della corsa e della città di Orvieto. Anche Paolo Roselli ha vinto la sua Castellana. Presente in tutti i momenti importanti ha dispensato preziosi consigli, autoreferenziandosi, poi, per il miglioramento dell’edizione 2018. E questo è veramente un bellissimo segnale di vita e di speranza. Un plauso particolare per Deborah Broccolini, giustamente definita la quinta colonna dell’Associazione, sia per il memorial intitolato al padre Attilio di cui la Castellana si fregia ogni anno, come pure per lo spirito collaborativo e l’affezione che non manca mai di dimostrare riguardo la competizione. Michele Fattorini ha vinto perché, più di qualsiasi altro, ci ha creduto, affondando il piede sull’acceleratore di una macchina completamente nuova, consegnata a pochi giorni dall’evento, bisognevole di successiva messa a punto. Chi non c’era ha avuto torto, quelli che non sono partiti, evidenziando meno coraggio, tutti gli altri si sono dovuti inchinare alla voglia e alla forza del pilota di casa. Daniele Pelorosso ha fatto incetta di coppe, tra quelle di classe e di gruppo, prenotate con due manche, quasi in fotocopia, che ripagano il prezzo del biglietto ai pochi spettatori paganti. Due splendidi condottieri e dietro un esercito di protagonisti, tutti con la loro storia da raccontare. Prima, fra tutte, quella di Massimo Mocetti, prossimo ai 64 nella gara d’esordio, salito sul gradino più alto del podio e già con la testa all’edizione del prossimo anno. Continuando con Massimo Vezzosi, anche lui a Coppe, ma corrucciato per aver sbagliato a regolare la pressione dei pneumatici nella seconda manche. Oppure Giampiero Olivieri, che ringrazia la rotoballa per aver evitato guai peggiori alla sua Renault. Stessa sorte per Luca Chioccia, fermato a causa di una toccata. Un altro Luca, Giovannoni, sta ancora a chiedersi come mai, solo nella seconda manche, sia riuscito a trovare il filo diretto con la sua Mini. Silvano Laschino parla a nome e per conto dei piloti dell’Orvieto Corse. Dice che il figlio Francesco, ottimo secondo sul bagnato, avrebbe fatto ancora meglio sull’asciutto. Afferma di essere soddisfatto del suo lavoro da team manager, per aver avviato qualche nuovo driver e averne rigenerato degli altri. Come nel caso di Massimiliano Batella, riuscito per la prima volta in carriera a portare a termine le quattro salite con buoni riscontri. Apprezza la condotta di Leopard sul bagnato, elogia Leonardo Spaccino per il terzo posto, giustifica Giulia Gallinella, leggermente in difficoltà per lo stato dei pneumatici. Sorrisi stampati sul volto di Mattia Chioccia e Valentino Polegri. I due giovani, rispettivamente secondo e terzo in classi differenti, si sono confermati in progressiva crescita. Sorridente, ma leggermente più tirato, Michele Mocetti. Ha occupato il terzo gradino del podio, avrebbe voluto qualcosa di meglio, non è stato ripagato dalla scelta delle gomme. Gabriele Bissichini, pilota e preparatore di Torre San Severo, aveva in cura otto macchine. Tanto lavoro, che non gli ha impedito di condurre la sua Clio gruppo A al secondo posto. Elisa Francese, la sua compagna, impegnata in un raggruppamento piuttosto numeroso, ha mancato il podio per soli 29/100. Altrettanto impegnati i meccanici-titolari della scuderia MPM. Enrico Pascucci, contitolare e Pr del team, al ritorno alle competizioni si è ben destreggiato con la piccola Citroen C1. In evoluzione le performance del dottor Andrea Bonifazi. Lui, che preferisce la pista alle salite, aveva quale obiettivo arrivare in cima. Meta raggiunta e coppa, con riscontro cronometrico al disopra delle attese.

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