All'inaugurazione della stagione sportiva dell'Accademia Calcio Terni c'erano anche due grandi nomi del calcio italiano, Bruno Conti e Stefano Desideri. L'Accademia Calcio Terni è una delle pochissime realtà, ce ne sono una decina in tutta Italia, affiliate alla Roma Calcio, di cui Bruno Conti oggi è ambasciatore dopo essere stato per più di vent'anni responsabile del settore giovanile.

"Siamo orgogliosi di far parte delle poche società, dieci in tutta Italia, che sono affiliate alla Roma" spiega Saverio Giacchetti, responsabile dell'Accademia, nel giorno dell'inaugurazione della stagione alla Passepartout. "A Terni abbiamo 220 tesserati, facciamo solo settore giovanile dai 5 ai 17 anni in due impianti che sono la Passepartour e il San Valentino. E siamo gli unici in Umbria che fanno quattro allenamenti a settimana già a partire dai Pulcini, alcuni anche cinque".



Inevitabile chiedere a un campione del mondo come Bruno Conti - peraltro nominato miglior giocatore di quel mondiale in Spagna nel 1982 da un certo Pelè - un giudizio sulla disfatta della Nazionale Italia che dopo 60 anni dall'ultima volta (era il 1958) non si qualifica alla fase finale dei Campionati Mondiali di calcio: "C'è grande rammarico, non posso nascondere che ieri sera mi è scappata una lacrimuccia perchè sono un grande tifoso della maglia Azzurra. Bisogna fare un esame di coscienza e capire cosa fare. Tutti parlano di rifondare il calcio e soprattutto di vivai, di ragazzi che trovano difficoltà. Le regole devono venire dall'alto, bisogna dare la possibilità a tanti giovani che non trovano spazio. Negli altri paesi lavorano in maniera diversa".

Può essere davvero solo un problema di stranieri, visto che in tutti i principali campionati europei e non solo in quello italiano, in tutti i Top Club c'è massiccia presenza di giocatori di altri paesi? "Ho sentito anche le dichiarazioni di Sandro Pochesci, ha detto cose importanti sui vivai e sui settori giovanili, bisogna avere più coraggio nel lanciare i nostri giovani. Non dico di stravolgere, soprattutto perchè molte proprietà di club sono ormai stranierie. Ma bisogna dare delle regole e proporre qualcosa di diverso: almeno 4-5 ragazzi in ogni squadra devono provenire dai settori giovanili in modo da poter dare più scelta alle Nazionali".

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