La retrocessione della Ternana (all'ultimo posto con una giornata ancora da giocare) è ampiamente meritata, per la conduzione tecnica e per le scelte societarie che tale conduzione hanno legittimato almeno da luglio fino a febbraio. Un campionato iniziato male e finito peggio. Che poi in realtà, sul campo, tanto male le cose non erano iniziate. Nonostante lo scetticismo e le perplessità di tanti addetti ai lavori, intorno alla squadra si era ricreato entusiasmo. Grazie alla fiducia che i ternani, delusi dalla lunga esperienza targata Longarini, hanno concesso alla nuova proprietà Unicusano. Un credito che forse Bandecchi ha pensato che fosse dovuto e soprattutto incondizionato.

Non poteva chiaramente essere così. "Diamo fiducia fino al mercato di gennaio, poi la società dovrà mostrare le sue reali intenzioni e possibilità" è stato il mantra che a lungo in tanti hanno ripetuto. Difficile capire quale altro tipo di approvazione o sostegno Bandecchi cerchi dai ternani. E poi di quali ternani stiamo parlando: politici? tifosi? imprenditori? un po' di tutto? Le scuse (con qualche punta polemica) di Bandecchi potrebbero mascherare anche una mal celata intenzione di passare la mano. Evidentemente ferito dai fischi subito dopo il match con il Palermo (seguito in panchina) dove forse Bandecchi si aspettava di uscire tra gli applausi di un pubblico che non vede l'ora il prossimo anno di andare in trasferta a Rieti, Viterbo, Gorgonzola, Pontedera o Bisceglie, a seconda del girone di appartenenza.

Se a Bandecchi queste chiavi della Ternana pesano così tanto, visto che nessuno gli ha chiesto di prendere la Ternana e sobbarcarsi questo onere, le può benissimo rimettere sul tavolo. Ma è obbligato a farlo riportando la Ternana dove l'ha trovata. Non ci risulta che a Livorno sia stato inizialmente accolto con la stessa pazienza e fiducia che gli hanno accordato i ternani. Forse in altre piazze, avrebbero salutato con maggior affetto un proprietario calato a luglio con l'elicottero a promettere Serie A e playoff (salvo poi fare marcia indietro parlando di semplici "ambizioni") e che nell'ultima partita sceglie coraggiosamente di seguire la squadra dalla panchina, con il rischio chiarissimo di prendere qualche fischio e qualche contestazione.

Lungi da noi voler dare lezioni specialmente in tema di comunicazione, tema su cui ogni giorno e praticamente chiunque si sente in grado oggi di dare lezioni. Ma ci permettiamo lo stesso di far umilmente osservare (per dirla alla Fantozzi) che un vero condottiero, è quello capace di convincere le sue truppe con la leadership silenziosa e non con gli urli e i pugni battuti sul tavolo. Con le scelte azzeccate ovviamente, ma siccome nessuno è perfetto anche dove si sbaglia è importante riconoscerlo e ammetterlo, provando a correggersi facendo ancora meglio. Difficile convincere una città a suon di scelte improvvisate e sbagliate, come il comico retroscena sul fatto che doveva essere Mariani a guidare la squadra salvo poi cambiare idea dopo un colloquio con Pochesci (in ogni caso entrambe inadeguati per la Serie B) oppure giustificando la scelta di non confermare la squadra protagonista della salvezza lo scorso anno con Liverani, con improbabili atteggiamenti violenti e intimidatori di parte del tifo nei confronti dei giocatori.

"Chiedo scusa, mi assumo la responsabilità, mi impegnerò ancora di più per riportare la Ternana dove merita" poche, semplici, essenziali parole. Sarebbero bastate queste come, forse, sarebbe bastato a luglio presentarsi dicendo: "Non promettiamo niente, abbiamo salvato la Ternana che senza di noi non si sarebbe iscritta, faremo del nostro meglio per onorare i colori della città". E invece il leit motiv è ancora una volta lo stesso. Presunzione e arroganza, anche a fallimento compiuto. Peccato perchè i ternani, popolo diffidente ma anche molto generoso, fiducia l'hanno data eccome e sono stati ripagati con promesse non mantenute. Non solo. Ancora peggio sono rimasti invischiati nelle invidie e gelosie interne del gruppo scelto dallo stesso Bandecchi, intento più ad accattivarsi la simpatia di questa o quella fazione del tifo piuttosto che remare uniti dalla stessa parte. Peccato perchè i ternani una nuova presa in giro non se la meritano. Dica cosa vuole fare Bandecchi e lo dica in fretta. Saranno poi i ternani a decidere se e come eventualmente dargli nuovamente fiducia. Per ora le chiavi restano a Bandecchi, ma se lui ha altro in mente lo dica in maniera chiara senza cercare alibi o scappatoie.

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