"Stiamo facendo il massimo per tenere in vita questa società, ma se per mercoledì non saremo riusciti a ottenere riscontri più solidi dal punto di vista economico ci arrenderemo perché non vogliamo fare accanimento terapeutico". Lo ha detto Giorgio Lugaresi al termine del Cda del Cesena che si è tenuto ieri, ma che non sarà quello definitivo visto che ne è stato convocato un altro per mercoledì. Nel frattempo (tra il pomeriggio di lunedì e la mattinata di martedì) arriverà la risposta del fondo di investimento inglese a cui il Cesena ha chiesto 6 milioni di euro di finanziamento per fornire le necessarie coperture al primo quinquennio del piano di ristrutturazione del debito ventennale che l'Agenzia delle Entrate ha già bocciato tre volte. Se il Cesena riuscisse ad avere questo finanziamento, anticiperebbe il pagamento delle prime annualità del piano all'Agenzia delle Entrate e potrebbe avere ancora possibilità di poter partecipare al prossimo campionato di B in quanto la sopravvenienza attiva sistemerebbe il parametro P/A (rapporto tra patrimonio netto contabile e attivo patrimoniale). Per convincere l'Agenzia delle Entrate servono dai 3 ai 4,5 milioni di euro (dipende se l'anticipo dovrà essere di 3 o di 5 anni), le garanzie che il club di corso Sozzi ha fatto avere al fondo devono ancora essere analizzate fino in fondo e solo tra il pomeriggio di lunedì e la mattinata di martedì dall'Inghilterra arriverà la risposta. Con il finanziamento, il Cesena pagherebbe l'Agenzia delle Entrate, ma anche la fideiussione da 800.000 euro, gli stipendi e i contributi di marzo, aprile e maggio. L'iscrizione al campionato presentata incompleta sarà bocciata giovedì 12 dalla Covisoc, ma ci sarebbe tempo per il ricorso fino a lunedì 16. A quel termine punta Lugaresi che dopo aver attaccato 9 aziende del territorio per non aver aperto a suo sostegno una linea di credito di 4 milioni di euro dice: Ho incontrato i sindacati e se entro la prossima settimana non abbiamo risposte significative sarò io a portare i libri in tribunale e a fare un licenziamento collettivo. I dipendenti, circa una quindicina, non resteranno senza nulla. Per due anni prenderanno gli ammortizzatori previsti in queste situazioni". C'è invece "mistero" intorno alla situazione del Bari e sull'avvenuta ricapitalizzazione che doveva essere garantita entro ieri. Sul punto c'è parecchia confusione. C'è chi dice che gli azionisti Giancaspro e Paparesta hanno provveduto alla ricapitalizzazione, ciascuno in proporzione alle quote in possesso. E quindi il Bari sarebbe salvo grazie in particolare ai 4,5 milioni messi da Giancaspro che avrebbe coperto le perdite e scongiurato definitivamente lo spettro di un altro fallimento. Ma il mistero sorge perchè alcuni organi di informazione (tra cui la Gazzetta dello Sport) non riportano notizie della ricapitalizzazione in quota Giancaspro che complicherebbe, oltre all'iscrizione e quindi la partecipazione al prossimo campionato di Serie B, anche la ricerca di un possibile acquirente a cui cedere il club.

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