La conversazione con Hugo Roberto Colace è subito piacevole. L’argentino dell’Orvietana, giunto a Orvieto per merito di Riccardo Pellegrino, scout di professione e con un incarico importante in seno al club, l’ha scovato a Siderno, nella Locride della Calabria. Si erano conosciuti in estate e le qualità di Hugo non erano sfuggite al fiuto del talent orvietano. Per arrivare a Orvieto, il tour è stato molto lungo. Inizia a Buenos Aires, sua città natale, dove muove i primi passi da calciatore nell’Argentina Junior, il club dove, tanto per intenderci, tirò i primi calci Diego Maradona. A 15 anni arriva la prima maglia della nazionale, cui seguiranno quelle dell’Under 17 e Under 20. Si trova in una brigata di futuri campioni, nella quale, oltre Cambiasso, figurano anche Tevez e Mascherano, amici della prima ora e con i quali si sente ancora con regolarità. Tutti i calciatori sudamericani sognano l’Europa e anche Hugo è tra questi. Però, essendo persona animata da una voglia smisurata di apprendere, coglie l’opportunità che gli offre il Flamengo, società Paulista, tra le più titolate del Brasile. Non riflette, neanche, sulle possibili difficoltà che un argentino possa trovare in Brasile, stante la rivalità calcistica tra le due nazioni: ”Non che non lo sapessi, ma avevo voglia di imparare qualcosa in più sul calcio brasiliano, miniera inesauribile per tecnica e fantasia”. E’ solo la prima uscita. L’ambientazione non è facile per cui, alla prima occasione, si trasferisce in Inghilterra. La società è il Barnsley e milita nella Championship, un po’ una serie B d’Eccellenza del calcio inglese: “Ricorderò sempre i tre anni in UK, come i più belli della mia vita da calciatore – sottolinea con orgoglio”. L’Inghilterra, tra le altre cose, è famosa per il clima, molto umido: “Mi sono trovato benissimo anche per quello, perché preferisco giocare con la pioggia, piuttosto che al caldo”. Muoversi per il mondo richiede una certa padronanza con le lingue, provato che, con l’Italiano va già benissimo: “ Spagnolo, Portoghese, Inglese, Francese e, adesso, sto provando con l’Italiano”. Gli confermiamo che ‘esame nella nostra lingua è già ampiamente superato, che è poi la conferma di un personaggio che apprende, pensa e agisce in modo molto veloce. La stessa cosa che fa in campo. Dove tocca la palla massimo due volte, per passare all’idea già elaborata: “Pensare veloce è un po’ la mia migliore qualità – risponde senza supponenza – da qui la facilità nel liberarmi della palla. Se la tocco più di due volte significa che ho sbagliato il controllo”. Le sue qualità sono affiorate già domenica e anche la rete ne è stata la conferma: “Un giocatore, che, come me, fa del calcio il suo lavoro, deve osservare e capire il modo di giocare dei compagni. Immaginavo che Riccardo (Missaglia), avrebbe calciato verso il secondo palo. Così è stato ed è andata bene”. Come ha già ricordato, per Hugo il calcio è professione e chi lavora, a suo modo di pensare, deve cercare di fare sempre al meglio il proprio lavoro. A Orvieto, già dalle prime sensazioni, pensa di aver trovato l’ambiente giusto: “ I ragazzi sono stati stupendi e altrettanto facile l’inserimento. E’ stato lo stesso con l’allenatore e con l’ambiente. Non posso sapere quanto mi fermerò, ma spero a lungo. Dobbiamo continuare su questa strada e puntare sempre più in alto. L’ambizione non deve essere sfrenata, ma serve”. Dette da lui, certe parole assumono un grosso significato. Hugo, dopo l’Inghilterra è approdato in Messico, per poi tornare in Europa e provare il calcio francese: “ In ogni parte del mondo si gioca un calcio diverso, però, credo che quello espresso in Inghilterra sia il calcio migliore”. Forse, perché è anche il più ricco: “ Ma no, guarda che anche in Brasile, come in Messico, per esempio, girano molti soldi. Mi sono convinto che, sia l’approccio, come la pratica e il modo di interpretare le partite sia il migliore nell’oltremanica”. Dalla Francia si torna in Argentina per un’operazione al ginocchio. Per la felicità di Felicitas e Trinidad le sue due bambine, che adora. Solo a parlarne, il suo volto s’illumina: “Sono la mia vita. Hanno dieci e cinque anni, con loro, grazie alla tecnologia, ci sentiamo e vediamo tutti i giorni. Adesso sono in vacanza, perché da noi è estate. Le vedrò per Natale e non è detto che, all’inizio del prossimo anno, possano venire, per un po’ a Orvieto”. Quando si parla di figli, il calcio passa in secondo piano: “Credo, che nella vita delle persone esistano dei punti fermi, da non trascurare. Le mie bambine sono uno di questi”. Rimessosi dall’infortunio, riprende a giocare nella madre patria, lavorando sodo per tornare ai massimi livelli. Per una verifica più approfondita sul suo stato fa una puntatina in Paraguay. Ma l’Europa, calcisticamente, per Hugo Colace è il mondo. Sbarca a Gibilterra e, in Spagna, trova le condizioni per affinare di più le proprie qualità. Dimmi una cosa. Con tante esperienze alle spalle, in quale categoria, dalla serie A ai dilettanti, ti classificheresti: “Difficile rispondere, però, per quanto sono riuscito a fare in Inghilterra sceglierei la Championship. Ma, poi, il più delle volte è anche questione di fortuna e di avere, intorno a te, le persone giuste”. Da Gibilterra sei andato più a Ovest, stavolta in Portogallo e poi l’Italia. Più esattamente Paceco, provincia di Trapani, campionato di serie D: “Sì. Volevo provare l’esperienza italiana e accettai la proposta, arrivata a gennaio di quest’anno. Ho preso parte a tutto il girone di ritorno, segnando tre gol. MI sono ben adattato all’ambiente, poi, durante l’estate c’è stata la chiamata del Siderno. Inizialmente è andata bene, poi sono subentrate le difficoltà economiche della società e quando ho ricevuto la telefonata di Riccardo non c’ho pensato su due volte”.
L’Orvietana, con suoi quasi 115 anni di storia, sarà semplice sede di tappa o traguardo finale per Hugo Roberto Colace? Il tempo darà la risposta. Sul momento, l’argentino globe trotter è concentrato sulla prossima partita con l’Assisi Subasio, ultima del 2018: “Spero di poterci essere. Domenica scorsa, nel finale, ho accusato un problemino all’inguine. Adesso sto meglio, ma dovremo verificare. Ad ogni modo, che io sia in campo o meno, raccomando ai miei compagni la massima attenzione. Quando si affronta un avversario guardando soltanto la classifica, si può commettere l’errore di sottovalutare chi ci sta di fronte. Non dobbiamo commettere tale sbaglio”.

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