Sul convoglio affidato al capotreno Fiorucci, trova posto un bel manipolo di giovani e giovanissimi, che sono parte integrante della rosa biancorossa. Il più “anziano” di questi è Raffaele Cotigni, arrivato al quarto anno di partecipazione con la maglia della prima squadra. “E’ iniziato tutto con Nardecchia – ricorda – poi i due anni con Riccardo Fatone e adesso Fiorucci, dopo la breve esperienza con Zampagna”. Enfant prodige, verrebbe da pensare e invece così non è. Perché Raffaele il suo percorso calcistico se lo è guadagnato sul campo, mettendoci l’impegno che si conviene a un ragazzo innamorato del pallone. Un flirt nato in casa, e non poteva essere altrimenti, con babbo Andrea e lo zio Paolo, pure loro protagonisti, anni addietro, nel pallone regionale, senza contare zia Roberta, oggi assessore, cestista nella prima squadra di basket femminile tutta made in Orvieto. In famiglia non è mancato il supporto di mamma Michela, che a forza di seguire il prima fidanzato e poi marito, ha acquisito le competenze per dire la sua. Il processo alla partita si tiene a cena, la domenica sera. Qui Andrea, sempre prodigo di consigli, ascolta Raffaele e poi dice la sua. Siccome, per carattere, è un po’ severo, il voto finale arriva, difficilmente, oltre il discreto, con la mamma schierata, sempre o quasi, dalla parte del figlio. La discussione è sempre garbata, con Raffaele che può contare sull’appoggio esterno dei nonni paterni, Pino e Rossana, pure loro spettatori abituali del divertimento domenicale.
Il ragazzo, dopo gli studi alle superiori, ha scelto di continuare la tradizione che vuole, la famiglia Cotigni, protagonista nel lavoro di macelleria e prodotti alimentari. Era stato così per il bisnonno Peppe, più avanti Pino e Andrea a seguire le orme dell’antenato. Il lavoro lo soddisfa quasi quanto il pallone:” Mi piace interagire anche con il cliente, il quale, quando viene in bottega, oltre a chiedere delucidazioni sul prodotto da acquistare, ha anche il piacere di parlare del più e del meno. Si genera un circuito gradevole per rafforzare il rapporto e aumentare la fiducia del consumatore. Il lavoro non mi pesa, poi, essendo in famiglia, potrei sempre prendere in considerazione nuove situazioni”.
Da ciascuno dei tre allenatori che hai nominato, ti è rimasto qualcosa. Che cosa hai apprezzato di più da ognuno?:
“ Mah, di Nardecchia, era il mio primo anno, le notevoli competenze sul piano della preparazione fisica, per un ragazzo che, come me, si stava ancora formando. Riccardo Fatone mi ha fornito gli input per essere davvero un giocatore che sappia recitare il suo ruolo in campo. Fiorucci, perché con Zampagna, causa un infortunio, il rapporto non è stato continuo, racchiude in sé il meglio di Nardecchia e Fatone. Con lui sono veramente a mio agio. E’ una sensazione condivisa con gli altri ragazzi miei coetanei. Non ricordo, uno di noi, aver fallito l’esordio con prestazioni incolori”.
Andrea, il tuo papà, era di temperamento piuttosto sanguigno. Tu, almeno da fuori, sembri esserlo un po’ meno: “ Vero. Ed è uno dei rimproveri che mi rivolge più di frequente. Riconosco di non avere ancora acquisito la personalità per prendere, con il pallone, decisioni importanti che servono, poi, a fare la differenza. Però ci sto lavorando – afferma sorridendo”.
Un ragazzo, praticando calcio o altri sport, ha sempre delle prospettive e non devono mancare qualche ambizione. A tal proposito, ti senti realizzato?
“Beh, diciamo che avrei piacere arrivare alla serie D, ma solo con la maglia dell’Orvietana. Tengo profondamente ai colori della mia città e vorrei contribuire ad un altro salto di categoria”.
Adesso sei impiegato nella zona centrale del campo. E’ così da sempre ed era questa la tua ambizione?
“Veramente no. Ho iniziato come attaccante, centrale ed esterno, in seguito sono arretrato a trequartista e adesso ancora un po’ più indietro. Sognavo di fare il difensore centrale, ma la struttura fisica non me lo permette”.
Hai segnato una rete al Foligno, nell’ultima partita, quella di San Sisto, sei arrivato ad un passo: “Avendo frequentato ruoli più avanzati, ogni tanto riesco a trovarmi nel momento giusto al posto giusto. Domenica ho provato con il tacco, ma non è andata bene.

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Serie C gir.B
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