Un titolo di Campione Europeo, quattro di Campione Italiano. E’ il palmares, oltremodo cospicuo, di cui si fregia Massimo Ubaldini. Omonimo dell’altro Massimo, meglio conosciuto come Baldo, anche lui ciclista amatoriale, mai giunto, però, a simili traguardi. La puntualizzazione è d’obbligo, in quanto, il Massimo di cui ci stiamo occupando, ha 56 anni, portati così bene per dimostrarne una quindicina in meno. Merito anche della bici, mountain bike come Luca Dottarelli, conosciuto tempo fa, la cui professione lo porta a essere il responsabile degli approvvigionamenti in una delle poche realtà industriali di Orvieto, famose nel mondo. Da quasi trent’anni è coniugato con la signora Rosella, battuta sul nascere dalla concorrenza della due ruote e intelligentemente adeguatasi all’hobby del consorte. Chiedo a Massimo il segreto della conciliazione e lui spiega tutto in una parola: “Equilibrio”. Completano la famiglia i due figli, rispettivamente di 26 e 23 anni, con il primogenito impegnato a spendere la laurea a Parigi, nei beni di lusso e la ragazza ad un passo dalla seconda laurea. Il feeling con il mezzo ebbe inizio per caso, nella seconda metà degli anni ’80 durante una vacanza in montagna, quando le mountain erano ancora fabbricate in acciaio e la tecnologia lontana anni luce da quelle attuali. “Per fare un paragone – mi spiega – pensa un attimo alle prime macchine degli anni ’30, vicine a quelle attuali”. Adesso è tutto in fibra, prima della quale c’era stato il periodo dell’alluminio e, di seguito, quello del titanio. Nella nostra città la passione inizia a diffondersi qualche anno dopo, con la costituzione del gruppo MTB Orvieto. Le prime uscite, cui Ubaldini prende parte, hanno quale oggetto, la passeggiata. Ma, come ben si sa, nel profondo di ogni ciclista arde il sacro fuoco dell’agonismo e, puntualmente, ogni passeggiata diventa una gara. La voglia di cimentarsi oltre confine è grande e la prima occasione capita a Corciano, periferia di Perugia, dove quelli del gruppo orvietano partecipano insieme con altri 400 concorrenti. Massimo prova a darsi da fare ma, alla conclusione, il piazzamento non va oltre il duecentesimo. Di quel gruppo, mitico negli anni ’90, c’erano, tra gli altri, Roberto e Stefano Ferrari, Paolo Biazzi, Franco Carloni, Anacleto Santori, scomparso prematuramente e Massimo Mocetti che ci stiamo abituando a trovare sempre protagonista nelle più disparate discipline sportive. Nel caso della bici, Ubaldini racconta come, il centauro e pilota automobilistico, arrivò a costruirsene una, da solo, molto personalizzata. Per quelli nominati, la mountain è solo un ricordo. Stefano coltiva la passione per le vetture d’epoca, Franco è un provetto cercatore di funghi, Mocetti corre in macchina preparando la sua e quella di Michele, il figlio, senza disdegnare puntatine in autodromo con la moto, sua prima passione. Per Ubaldini è diverso e quella partecipazione serve da pedana per il salto definitivo. Inizia con gare campestri (cross country), nelle quali i concorrenti precorrono dai 20 ai 25 Km. Il viterbese diventa terra di conquista e sono tante le corse che lo vedono al primo posto. La stagione delle Mountain dura, normalmente, da marzo a ottobre. Lui la prolunga, da subito, perché in inverno c’è la possibilità di partecipare ad altre gare, dove trovare corridori stradali professionisti o ex, ai quali carpire qualche segreto e anche misurare la propria forza. Il tempo delle uscite con gli amici è lontano, fa nuove conoscenze, conquista affermazioni sempre più importanti, cresce la stima e la considerazione nei suoi riguardi. C’è soltanto un certo Carlo Socciarelli, del G.S. della Guardia Forestale che riesce a metterlo in difficoltà. Ma il paragone non è proponibile, in quanto il Socciarelli, possiamo dire fosse un professionista con la divisa. Il futuro campione d’Europa non disdegna giocare in casa. Prende parte e vince più di una volta la Top Race orvietana, con un ricordo particolare per l’edizione svoltasi alla Capretta, sbanca il Gran Fondo degli Etruschi, poi va in Toscana e fa primo nel Gran Fondo di Montalcino. La corsa nella terra del “rosso” più famoso al mondo era alla quarta edizione. In occasione della trentesima gli organizzatori hanno organizzato un evento, presenti i vincitori di ciascuna edizione. Per Massimo si è trattato di una giornata fantastica, trascorsa in compagnia di tanti campioni. Il successo nell’Europeo individuale si materializza a Roccaraso, sulle montagne d’Abruzzo. Il percorso prevede una salita somigliante a una scalabile con corda, ramponi, piccozza ecc. . Quel giorno, però, non ce n’è per nessuno. Fa addirittura l’assoluto. Un risultato sorprendente, per lasciare di stucco gli specialisti arrivati da ogni parte d’Europa. Lui, che per dati anagrafici gareggia oggi fra gli M6, era più abituato ad imporsi sugli avversari della sua categoria. Anche per questo, quella compiuta è un’impresa fantastica, arricchita dalla soddisfazione per essere stato uno dei tre ad arrivare in cima alla salita all’ultimo dei tre giri, a differenza di tutti gli altri, distrutti dalla fatica e fermatisi lungo il percorso. Siamo nell’anno 2000, inizio del terzo millennio e non sono ancora disponibili i pneumatici tubeless con tutti i vantaggi che questi comportano. Un altro successo, annoverabile tra i più importanti, fu quello conseguito nel G.F. della Valle dell’Orcia: “Devi capire il mio entusiasmo – ricorda - perché quel giorno erano presenti tutti i big della specialità”. Non è per niente sbruffone, era e rimane un ragazzo quadrato con una precisa filosofia: “Lo sport ti da la consapevolezza sia delle tue attitudini, sia dei tuoi limiti. Utilizzare le tue capacità rimanendo in certi ambiti significa ragionare correttamente e ciò è molto utile anche negli altri spazi della vita”. Come ogni atleta che tenga al risultato ma, soprattutto alla persona, Massimo ha il suo preparatore e un medico a stendere i piani del lavoro e dell’alimentazione. Va avanti, primeggiando, fino al 2014. Anno in cui arriva una piccola crisi di rigetto per allontanarlo dalle competizioni. Torna alle passeggiate, per poi riprendersi, sollecitato dall’amico, Stefano Marziali, capitano della squadra Tondi-Acqua&Sapone di Piancastagnaio, della quale fa parte Mirko Balducci, più volte campione mondiale Master e pluricampione italiano: “Vieni con noi – lo sprona l’amico – dove non c’è pressione, ci divertiamo e qualunque risultato venga si finisce sempre in allegria”. Accetta si prepara e torna ai vertici con calma. Nel garone di Porto Santo Stefano, alla soglia dei 55 anni, si piazza tra i primi 200 su 1300 partecipanti. Passa poco tempo e lo troviamo decimo assoluto fra circa 200 partenti. Basta e avanza per preparare la stagione 2020, di nuovo da protagonista.

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