Lega e Associazione Italiana Calciatori restano distanti sulla possibilità di trovare un accordo sul taglio degli stipendi a causa dello stop dei campionati per l'emergenza Coronavirus. Lo riporta il Corriere dello Sport che definisce ancora lontana una possibile soluzione per la riduzione dei compensi.

Lunedì è in programma una videoconferenza tra Figc, leghe e Assocalciatori che si preannuncia abbastanza bollente: c’è chi vorrebbe tagliare gli stipendi, chi decurtarne una parte e chi sospenderli finché non si tornerà a giocare regolarmente. In ballo ci sono decine di milioni di euro. I club vorrebbero congelare i pagamenti poiché non dispongono della liquidità necessaria in un momento di impasse totale: gli stadi sono chiusi, le attività commerciali sono ferme e le pay tv hanno bloccato l’ultima rata dei diritti televisivi. L’Assocalciatori si è resa disponibile al dialogo e vorrebbe agevolare i patron. I giocatori accetterebbero una parziale riduzione dei compensi ma, secondo il Corsport, non prenderebbero in considerazione il taglio totale dei pagamenti di marzo, aprile e maggio.

Il calcio passa in secondo piano in questo momento, ma rispetto alla possibile ripresa dei campionati nessuno (perfino Lotito) può sapere se e quando l'epidemia comincerà a rallentare a tal punto da consentire agli atleti di tornare in campo. Va tenuto conto che per i calciatori saranno necessarie almeno due-tre settimane di allenamento prima delle partite ufficiali e questo rende oggettivamente impossibile l'ipotesi di riprendere i campionati domenica 3 maggio. La speranza è quella di riuscire a chiudere questa stagione in tempo, massimo a metà luglio, per cominciare la prossima non oltre ferragosto. Questo fissa inesorabilmente una ipotetica deadline a metà maggio. Se nemmeno allora ci saranno le condizioni per tornare in campo, bisognerà pensare a soluzioni alternative che potrebbero andare dal congelamento delle classifiche a fantasiose quanto impronosticabili variazioni sulla formula per concludere la stagione.

Per ora il presidente della Figc Gabriele Gravina a Radio Sportiva ha solo dichiarato che l'interesse è quello di salvare il campionato 2019-20 ma anche non compromettere la stagione 2020-21. “Oggi – ha detto Gravina – possiamo abbandonarci a tutta una serie di elaborazioni, ma dobbiamo anche ricordarci che la prossima stagione ha una deadline chiara. Il prossimo anno avremo gli impegni dell’Europeo di calcio e competizioni internazionali legate ai club. Non possiamo commettere l’errore, già fatto lo scorso anno, di partire oltre metà agosto. È evidente che oltre metà luglio diventa complicato andare avanti con il campionato 2019-20”.

L’obiettivo è riprendere il campionato ma non si escludono ipotesi alternative. Intervistato da Libero, Gravina ha spiegato quali sono le proposte per salvare il calcio dal default: "Siamo ancora in piena emergenza, quindi le nostre richieste sono quelle urgenti per contenere l’emorragia: proroga delle concessioni d’uso degli impianti sportivi e sospensione del pagamento dei canoni; differimento delle scadenze; estensione della cassaintegrazione e dei contratti di solidarietà anche per i giocatori di Serie B e C, fino ad un massimo di 50mila euro lordi; istituzione di un Fondo Salva Calcio – al quale la Figc destinerà tuttele risorse disponibili – che funga da sostentamento per le società in crisi di liquidità. Le altre idee entreranno nella seconda, forse terza fase di interventi. Se basteranno per salvare il 30% dei club a rischio fallimento? Assolutamente no, non bastano. Dovranno essere affiancati provvedimenti legislativi e federali che tengano conto soprattutto della base del professionismo e dei Dilettanti. È in questa fascia che rischiamo l’emorragia più grave".

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