Cresce il fronte playoff in Serie C ma tra i club di Serie A aumentano i malumori per il protocollo relativo alla ripresa degli allenamenti di squadra dal 18 maggio. La rigidità delle linee guida va rivista secondo medici sportivi, società e anche gli stessi calciatori, per nulla convinti di allenarsi a certe condizioni.

I nodi sono sempre la quarantena per tutto il gruppo squadra in caso anche di una sola positività, la responsabilità penale ai medici sociali e il ritiro blindato. Giovanni Malagò ieri alla giunta del Coni ha detto che ci sono il 99,9% di possibilità che il campionato di Serie A parta il 13 giugno, ma decisamente meno che possa finire. Insomma la Federcalcio deve presentare un piano B, almeno due alternative. Perchè altrimenti anche la stessa ripartenza sarebbe a rischio.

Intanto il Consiglio Federale della prossima settimana, possibile data il 20 maggio, potrebbe ribaltare quanto deciso dall’assemblea di Lega Pro. Probabilmente solo la promozione di Monza, Vicenza e Reggina non è a rischio. Ma tutto il resto, dalla quarta promozione per merito sportivo fino al blocco delle retrocessioni, può tornare in discussione. La Figc vuole mandare in campo Serie A, Serie B e far disputare i playoff in Serie C. La norma inserita nel decreto Rilancio che riduce i gradi di giudizio sulle controversie può essere l'unica buona notizia per il mondo del calcio. L'incubo non sono solo i ricorsi su promozioni e retrocessioni, ma anche su questioni che riguardano i contratti del calciatori e i diritti tv.

In particolare le società di Serie C che con la classifica attuale avrebbero diritto di disputare i playoff sono tutt’altro che contente di rinunciare in toto a tale diritto. Nel girone C, oltre alla Ternana e al Bari, vogliono i playoff anche Monopoli, Potenza e Catanzaro; mentre il Catania aspetta prima di tutto di conoscere il suo futuro societario. Il girone B, oltre alla Reggio Audace, schiera anche Sudtirol, Padova, Modena e Triestina. Nel girone A, anche la Carrarese è pronta a fa valere i suoi diritti da seconda classificata. Lo stesso dicasi per Pontedera, Alessandria, Novara e Arezzo. Ma ci sono anche altri club che ora sembrano cominciare a sperare nella soluzione di un ritorno in campo, sebbene in sede di assemblea abbiano votato diversamente. E’ il caso, ad esempio, dell’Avellino. Non tutti potrebbero sostenere i costi del protocollo, come il Siena, ed altri sperano in un “ripescaggio” nei playoff.

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