Aperto, ufficialmente, il cantiere che produrrà l’Orvietana 2020-21. Il direttore delle operazioni, Roberto Biagioli ha scelto le due persone incaricate di seguire i lavori, arruolare i capi settore e le maestranze. Francesco Iaccarino, imprenditore romano ma, da tre anni residente nella città del Duomo è il nuovo direttore sportivo, e unico responsabile dell’area tecnica. Gianfranco Ciccone, come ampiamente previsto, arriva a dirigere la prima squadra di Orvieto, dopo le esperienze con la juniores e la collaborazione quale “secondo” di Silvano Fiorucci. Francesco Iaccarino, il nome nuovo, è persona abituata a frequentare il calcio da sempre, giocatore in gioventù poi passato a ruoli di responsabilità, comunque nell’area tecnica di squadre dilettanti della Capitale. Significativa, da parte del Presidente, la decisione di affidare ad un unico soggetto l’incarico di prestigio e alquanto gravoso, quale responsabile dell’area tecnica. Perché la scelta rappresenta un taglio con il recente passato, quando, la separazione delle attribuzioni tra prima squadra e settore giovanile finiva per creare, sempre o quasi, inutili e dannosi dualismi. Il primo impatto con il nuovo direttore è convincente, trovandoci di fronte a persona abituata a scelte ponderate, riflessioni approfondite dallo studio degli ambienti e dei soggetti con cui dar vita alla collaborazione. Definisce “anno zero” per il calcio e per le abitudini di ognuno di noi, quello che ci apprestiamo a vivere. Per questo e per altri motivi sarà una stagione, comunque, diversa:
“Confermo ‘anno zero’ e ciò permette di partire con progetti creativi e innovativi. All’Orvietana, chi mi ha preceduto e mi riferisco ai vari Porcari, Pellegrino, Broccatelli, Fatone, Valterio, sono stati abili nel creare gruppi omogenei per portarci in condizioni ottimali ad iniziare il nostro lavoro e far nascere, insieme a Gianfranco, qualcosa di importante per la prima squadra”.
Quella di Orvieto non è la prima esperienza fra i dilettanti:
“Sono stato calciatore nella squadra del mio quartiere, San Giovanni. Da genitore, accompagnando i miei due ragazzi, calciatori nelle giovanili, è successo qualcosa da indurmi a dare il via a un’impresa, che definisco ancora utopica, con la fondazione di una nuova Società. Cinque anni, che rimarranno nel mio vissuto per sempre, nei quali, con quella che diverrà il Colle Oppio, questo il nome del club, abbiamo scalato il calcio, dalla terza categoria al campionato di Promozione. Tutto questo, partendo dalle ceneri della Romulea, sul cui campo disputammo le prime stagioni. Nel frattempo, collaboravo con una persona amica, nella gestione di calciatori importanti. Lo racconto per spiegare i motivi che mi hanno spinto ad accettare la proposta dell’Orvietana, della quale sono lusingato e a cui voglio dire grazie”.
Da quanto accennato dal Presidente, è stato un accordo con reciproca soddisfazione. Cambia, semmai, la realtà. Dal calcio della Capitale a quello di una cittadina della Provincia:
“Assolutamente sì. C’è da dire, come la realtà dell’Orvietana abbia avuto l’opportunità di studiarla, specie nell’ultimo anno, Quello praticato qui è un calcio abbastanza diverso, c’ho messo un po’ ad adeguarmi a qualcosa che ritengo più a misura d’uomo. Ed è bello perché offre la possibilità di ripensare a quello di una volta, del cortile o della piazzetta, cosa che a Roma e nelle metropoli in genere si è un po’ perso in piccole guerre di fazioni e che, qui, ho ritrovato”.
Hai già parlato bene della struttura biancorossa, aggiungendo sulla necessità di qualche piccolo aggiustamento. Cosa che, naturalmente, ti accingi a fare:
“Qualche piccolo ritocco e nulla più. La Società vanta una storia costruita nel corso degli anni. Gianfranco è un esempio del modo in cui si è lavorato, per cui, parlando di ritocco mi riferisco alla creazione di un’autostrada fra settore giovanile e prima squadra. Non è un caso, se il Presidente mi ha affidato il doppio incarico. Si deve operare in simbiosi, soprattutto per riuscire a preparare una base solida, con un gruppo di giovani, validi a puntare per categorie anche superiori, come merita la piazza”.
A proposito di categorie, quale tipo di campionato vi aspettate, quest’anno:
“Mah, io non riesco a immaginare campionati senza un pizzico d’ambizione e, su ciò, con Gianfranco mi sono trovato, subito, d’accordo. Sarà nostro compito creare un gruppo con capacità, innanzitutto, di proporre un calcio divertente. Questo è il primo obiettivo, mentre, per contro, non ci poniamo obiettivi di classifica. Sarebbe da presuntuosi. Però, siamo due persone ambiziose che credono di poter fare bene e proveranno ad arrivare il più in alto possibile in classifica”.
Gianfranco Ciccone ha ascoltato, con attenzione, il Direttore, annuendo sull’univocità delle ambizioni:
“Nella vita, dal giorno in cui mi allontanai da casa, a dodici anni, sono sempre stato ambizioso. Partendo per Empoli e poi girando un po’ per tutta l’Italia, ho sempre desiderato arrivare nel calcio che conta. Per una serie di motivi non sono riuscito ma l’ambizione è rimasta tale, immutata con la chiamata dell’Orvietana. Desidero e vogliamo far bene. Voglio premettere come già la passata stagione abbiamo fatto molto bene e solo l’interruzione c’ha impedito di arrivare a qualcosa di meglio. I nostri sacrifici non sono valsi a nulla, ma approfitto dell’occasione per ringraziare pubblicamente il mister, Silvano Fiorucci, per le opportunità concessemi. Ero il secondo, anomalo, perché Silvano mi ha sempre concesso ampio spazio. Per intenderci, non mi limitavo a sistemare i cinesini. Fare meglio del quarto posto non sarà facile, circolano meno soldi e saremo costretti ad adattarci. Confermo, che ci proveremo in qualunque modo”.
Gestirai quel pacchetto di giovani, già definito, nell’intervista a Riccardo Fatone, il tesoretto:
“ Sui giovani l’Orvietana calcio punta moltissimo. Sicuramente non attingeremo a giovani provenienti da fuori, almeno così è nelle intenzioni della Società. I nostri ragazzi sono forti e l’hanno dimostrato, con la permanenza in alta classifica in un campionato difficile quale l’A1 élite. Dovremo fare un mixer, fra quelli già in prima squadra e gli altri provenienti dalla juniores”.
I piatti buoni diventano ottimi con l’aggiunta d’ingredienti importanti. Quindi, quali sono le intenzioni per affiancare qualche giocatore esperto ai ragazzi?:
“Sicuramente sì – interviene Iaccarino. Non possiamo mandare i nostri giovani allo sbaraglio. Sarebbe controproducente anche per loro stessi. Per questo, con Gianfranco, stiamo tracciando i profili ideali per giocatori che siano d’esempio e facciano da traino ai meno esperti. Anticipo che siamo già al lavoro e prossimamente potremo ufficializzare qualche arrivo”.
La palla torna a Ciccone, perché sarebbe interessante sapere se, in agenda, figurano nomi di giocatori già biancorossi nello scorso campionato:
“ Confermo che ci sono, non dobbiamo commettere l’errore di smembrare completamente la rosa, altrimenti si ricomincia sempre daccapo. Stiamo provando a riportare qualcuno”.
Puoi, anche, anticipare qualche nome?:
“Preferiremmo attendere ancora qualche giorno. Non c’è niente di definitivo, per cui inutile fare anticipazioni che potrebbero poi rivelarsi infondate. Confermo, soltanto, come l’ossatura di gente esperta sia indispensabile”.
Odio i numeri, però, nel calcio parlando di assetto tattico sembrano indispensabili, almeno per i più. L’Orvietana di Fiorucci era basata sul 4-3-3. Sei della medesima idea?:
“Alla base lo sono, immaginando, però, gli aggiustamenti in funzione dell’andamento di una partita. C’è sempre da vedere come occupi campo, spazi e quante energie si hanno dentro per mangiare l’avversario. Parlare di 4-3-3 o 4-2-3-1 significa solamente qualche differenza nel posizionamento di determinati giocatori, in una sorta di rombo rovesciato. Resta sostanziale il modo in cui si occupano gli spazi”.
Anche il Direttore si mostra della medesima idea, per poi, andare oltre in maniera scherzosa:
“ Sono d’accordo col mio mister, non vedo come potrebbe essere altrimenti – afferma Iaccarino. Chiaro che, chiunque stia nel calcio, ha un riferimento importante. Il mio, ad esempio, è Flick, tecnico del Bayer Monaco, per il modo, incredibile, con il quale fa attaccare la squadra negli spazi, quando si propone in azione offensiva. Certo, non posso chiedere a Gianfranco di diventare, subito, il Flick della situazione”.
A questo punto Direttore, ci dica come giocava il suo Colle Oppio:
“Nei primi anni praticava un 4-4-1-1 per passare, successivamente, al 4-2-3-1. Tornando seri, io sono per il calcio propositivo, offensivista e mi sembra che Gianfranco non sia troppo distante da tale idea”.
Il COVID, pur indebolito, va ancora controllato. La qualcosa vi crea grossi problemi?:
“ Sì – risponde Iaccarino. Esistono ancora intoppi, difficilmente aggirabili. Per fare un esempio, ieri, ho chiesto lumi alla LND sul divieto, ancora vigente, che evita raduni per provini a calciatori, compresi quelli più giovani. E’ una situazione che, in questo periodo, ci mette in grossa difficoltà, perché blocca il lavoro, con motivazioni difficili da capire. Non sappiamo, ancora, come e in quale maniera inizierà il prossimo campionato, con l’impossibilità di programmare l’inizio della preparazione. Le informazioni sono vaghe e poco sicure. Dobbiamo procedere prevedendo piani alternativi, con tutti gli scompensi che ne derivano. Vorremmo soltanto maggiore chiarezza, ma sembra chiedere troppo”.
E’ Ciccone, per la voglia che ha di iniziare, a essere il più impaziente:
“ Lo credo bene. Sono, ormai, quattro mesi che siamo fermi, abbiamo tanta voglia di ricominciare, nel rispetto delle regole”.
Lui, a Orvieto da quindici anni, è stato, per molto tempo, con il suo girovagare, cittadino dell’Italia:
“Oggi mi sento orvietano di adozione, a tutti gli effetti. Approfitto per ringraziare il Presidente Biagioli delle belle parole spese sulla mia persona, Silvano Fiorucci come già detto, Severino Capretti, il ds con il quale ho lavorato benissimo, come mi auguro di fare altrettanto con Francesco Iaccarino”.
Ultimo ciack con Francesco Iaccarino:
“Ringrazio anche io il Presidente, Roberto Biagioli, con il quale, parlando di calcio e di vita, sono subito entrato in sintonia. E questo, nel mondo del pallone, non è sempre scontato. In lui ho trovato un Presidente attaccato alla squadra come pochi. Tiene all’Orvietana, è pronto a gioire e a soffrire, mi auguro poco, con noi che cercheremo di fare un buon lavoro per la Società e la città di Orvieto”.

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