Gli stadi italiani resteranno ancora chiusi, almeno fino al 30 settembre. Il Comitato Tecnico Scientifico, in attesa di conoscere l'andamento della linea dei contagi dopo l'apertura delle scuole, non ha dato indicazione per la riapertura degli stati nell'immediato. E non ci saranno nemmeno provvedimenti straordinari con la riapertura a discrezione delle singole regioni. Mascherine obbligatorie al chiuso e nei luoghi aperti dove non si può mantenere il distanziamento, divieto di assembramento, limite di capienza per i trasporti pubblici fissato all'80 per cento. Sono questi i principali contenuti del nuovo DPCM, in vigore a partire da lunedì 7 settembre e fino al 30 settembre. Per il CTS la priorità è la ripartenza della scuola, non la riapertura degli stadi. Per questo la Federcalcio ha deciso di concentrarsi sulla battaglia dei tamponi. L'obiettivo è dimezzare il numero di test molecolari cui sottoporre il gruppo squadra. Il protocollo con un tampone ogni 4 giorni era infatti stato studiato su un calendario in cui si giocava ogni 3 giorni. La Figc chiede di dilatare i tempi tra un tampone e l'altro fino a 8 giorni, con un test sierologico a metà settimana. Il premier Giuseppe Conte ha spiegato come una riapertura al momento sarebbe "inopportuna" visto che gli assembramenti in "entrata e in uscita sarebbero inevitabili". Ma per il ministro dello Sport, Vincenzo Spadafora, la decisione non è definitiva e a ottobre, quando sarà più chiaro l'impatto in termini di contagi dovuto alla riapertura delle scuole, potranno essere fatte nuove valutazioni. "Nel frattempo - ha sottolineato il ministro - spero che venga consentito l'accesso di un migliaio di spettatori, come a concerti e teatro, io ci sto lavorando".

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