I primi calci al pallone iniziò a darli quando aveva quattro anni. All’età di sei, fu iscritto alla Scuola Calcio dell’Orvietana, oggi festeggia i primi tredici anni di permanenza con il club biancorosso. Una filiera corta, per un prodotto del vivaio che si sta imponendo alle attenzioni generali. Alessandro Lanzi viene da Torre Alfina (VT), ai confini con l’Umbria, una delle patrie calcistiche del compianto Luciano Gaucci. Nel paese, l’allora proprietario dell’omonimo castello, fondò, anche, una società sportiva, la White Star, avversaria della nazionale militare, con Roberto Mancini in campo, Boniek e Graziani di rinforzo, in un indimenticabile pomeriggio di fine anni’80 o inizio dei ’90. Nella White militava, Paolo, zio di Alessandro e fratello di Francesco, il papà, fino a tempo fa Presidente degli Industriali orvietani e oggi immancabile sugli spalti per seguire il figlio. Come spesso capita l’intera famiglia è coinvolta nel calcio. Tifano tutti “Lazio” e Alessandro ebbe in dono il primo abbonamento all’Olimpico nello stesso anno dell’iscrizione all’Orvietana. Già d’altezza superiore alla media, confessa, come, a quei tempi, avesse qualche chilo di troppo. Logica, di conseguenza, la decisione dei suoi primi istruttori di collocarlo nella linea difensiva. Decisione della quale non si è mai lamentato, anzi, ringrazia chi fece quella scelta. Il fisico, con gli anni, si è aggiustato. Ale c’ha messo qualcosa del suo, essendo un ragazzo che, nel momento in cui si pone un obiettivo, fa, di tutto, per raggiungerlo. Ama il calcio, come lo studio, dove i risultati non sono mancati. Diplomato al Liceo Scientifico è iscritto a Ingegneria gestionale. La scelta è mirata, in previsione di un inserimento alla “Romana Farine”, azienda di famiglia. Sa che il doppio impegno sarà abbastanza gravoso: “Sarà dura, ma sto provando. Adesso riesco a conciliare, poiché è possibile seguire gli studi da casa. Poi vedremo”. E’ convinto che, nella vita serva l’organizzazione, elemento da cui può dipendere, o no, il successo. Appena diciannovenne parla da ragazzo maturo. Che non significa, però, inquadramento rigido negli schemi. Il pallone, la scuola, gli stanno dando delle soddisfazioni, senza dimenticare Roberta, la fidanzatina, con la quale condivide i momenti liberi. La tonalità dei capelli tende al rosso, segno di forte personalità. Sia verità o leggenda, si adegua perfettamente al giovanotto, che, pure in campo, ne ha da vendere. Associando il tutto allo sguardo “cattivo” col quale fissa chi gli è davanti, ne vien fuori quel qualcosa in più che intimidisce gli avversari. Domenica scorsa, a S. Maria degli Angeli, dove tutti sono stati bravi, si è distinto per essere stato tra i pochi a dare il massimo di rendimento per tutti i novanta minuti. Addirittura, alla fine del primo tempo, c’era chi lo indicava quale migliore in campo. A suo giudizio, gli mancano i “piedi buoni”: “Li avessi avuti, già da ragazzo avrei potuto aspirare ad altri ruoli, magari in mezzo al campo”. Cammin facendo, ha provato a migliorarsi. I progressi si vedono, negli appoggi, come nel mettere palla in mezzo con i cross dal fondo: “Ma c’è ancora tanto da fare. Il fatto di avere intorno compagni importanti, mi sta, comunque, aiutando”. Sul futuro calcistico ha, già, tutto chiaro: “ Importante che continui a divertirmi, in qualunque categoria”. Accanto a lui c’è Lombardelli, pure lui Torrese, difensore centrale. Si scherza, sul fatto che, potrebbe essere difficile, per chi è in panchina, occupare il posto dei titolari. Sarà l’aria di Torre Alfina, per cui non se ne fa un problema e – afferma – va bene così. Alessandro, dall’unica presenza, ormai datata tre anni, è oggi titolare, occupando la zona da difensore esterno. Lui, che aveva sempre giocato da centrale, ringrazia, adesso, Ciccone, per l’intuizione: “Quando me lo accennò rimasi un po’ male, preoccupato di non riuscire nel nuovo ruolo. Poi, mi sono abituato e, di questo, voglio ringraziare il mister”. Come altri compagni, già incontrati, elogia la compattezza del gruppo: “Tiriamo tutti dalla stessa parte, i risultati, fino ad ora, ci danno ragione. Fortunatamente, presumo per l’ottimo lavoro del nostro preparatore, rispetto agli altri subiamo pochi infortuni e conta molto anche ciò. Speriamo di proseguire alla stessa maniera”. A giudizio del più giovane, l’altro fuori quota più utilizzato è Keita, la partita con l’Angelana è stata quella più difficile: “Loro si difendevano bene, a noi mancava la consueta brillantezza, causa gli impegni ravvicinati e la tensione accumulata. La forza del gruppo ha finito per fare la differenza”.

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