C'è un'assenza chiave nella lotta di potere che si è scatenata al vertice del "palazzo" del calcio italiano. Una lotta senza esclusioni di colpi per la successione alla poltrona che fu di Tavecchio, al momento occupata temporaneamente dal commissario Fabbricini.

E' su quel "temporaneamente" che si scatena gran parte della lotta, visto che la LND per prima ha sottolineato la necessità di indire al più presto l'assemblea che si attende dal 18 maggio 2018 per il rinnovo delle cariche federali, mentre dall'altra parte il Coni vorrebbe addirittura proseguire nel periodo di commissariamento. E in mezzo a questo vuoto di potere prende corpo la battaglia tra Coni e commissario da una parte, e LND, Lega B e buon ultima la Lega Pro che minaccia il blocco dei campionati dall'altra.

Ogni battaglia rischia di lasciare sul campo morti e feriti, e sono tante le società che a vario titolo cercano di far valere le proprie ragioni in tribunale. Ma l'assenza che pesa è quella del sottosegretario all'Economia con delega allo Sport, Giancarlo Giorgetti, che non si è mai espresso sulla vicenda limitando il proprio ruolo istituzionale al dibattito sulle Olimpiadi. Dove peraltro ha palesato una certa confusione visto che prima ha dato l'appoggio del Governo alla candidatura congiunta di Milano, Torino e Cortina (7 luglio), salvo poi precisare che tre candidate sono troppe appena una settimana più tardi (16 luglio) spingendo Torino.

Sul caos calcistico invece, così come sull'incertezza dei ripescaggi, sulle falle della giustizia sportiva, sull'insostenibilità del sistema che vede sparire ogni anno piazze importanti, sulla differenza di vedute tra Figc e leghe per alcuni temi come calcio femminile e introduzione delle squadre B, il plenitpotenziario leghista non ha detto neanche una parola. E pensare che quando il Governo Conte si è insidiato lo scorso 1 giugno, in molti si erano stupiti per l'assenza di uno specifico ministero dello Sport dopo l'esperienza con il renzianissimo Lotti, spesso e volentieri visto al fianco di Malagò.

Scriveva Affari Italiani lo scorso 2 giugno a proposito dell'incarico con delega a Giorgetti: "Ha preteso la delega e la sfrutterà per intervenire su gestione dei contributi, sprechi e interpretazione disinvolta delle regole da parte del Coni, nei cui confronti è sempre stato critico. Il metodo Malagò, gli inviti a cena all'Aniene per sistemare tutto, con lui non funzioneranno più, garantisce chi lo conosce". Intanto il sottosegretario fa sapere di non gradire la riforma dello sport presentata da Malagò, bocciata su tutta la linea e contestualmente spinge per il termine del commissariamento della Figc che invece il Coni vorrebbe prolungare. Scatenando di fatto le tre leghe contro il commissario. Intanto il caos prosegue, per la normalizzazione aspettiamo fiduciosi.

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