Quando si nomina un calciatore come Riccardo Zampagna, il pensiero non può che correre subito verso una delle squadre in cui ha fatto più la differenza e a cui rimarrà per sempre legato, ovvero la Ternana.

Zampagna, tra l’altro, è nato ed è diventato un uomo proprio a Terni e, quindi, ha nel sangue la società umbra. Gli anni passano per tutti e adesso Riccardo ha appeso le scarpe al chiodo e fa l’allenatore, dopo aver inaugurato da poco una scuola calcio, che avrà lo scopo di formare dei giovani talenti, seguendo il suo credo, ovvero quello di fare impegni e sacrifici per guadagnarsi tutto. Non solo, visto che Zampagna si è trasformato anche in scrittore, dopo aver dato alle pubblicazioni un bel libro, intitolato “Il calcio alla rovescia” e chiaramente autobiografico, il cui ricavato è stato donato ad un ospedale di Terni per l’acquisto di un mammografo.

Le due squadre nel cuore di Riccardo Zampagna

Altre due squadre nel cuore di Zampagna sono Atalanta e Sassuolo, che si sono affrontate proprio nell'ultima giornata del Campionato 2018/2019, che ha sancito un traguardo storico per la squadra di Gasperini, confermando i pronostici. Infatti, la “Dea” è riuscita a centrare l’obiettivo della Champions League ed è veramente un’impresa pazzesca. La vittoria contro il Sassuolo nell’ultima giornata permetterà alla banda di Gasperini di affrontare la Champions League partendo dalla quarta fascia, ma in ogni caso si tratta di un vero e proprio miracolo.

Anche se con la maglia della Ternana ha giocato solamente una stagione è stata quella più prolifica dal punto di vista realizzativo, dal momento che Zampagna ha segnato la bellezza di 21 reti in 41 presenze. Correva l’anno 2003-2004 e l’esperienza vicino a casa è stata, di fatto, una parentesi all’interno dei tre anni trascorsi con la maglia del Messina, con cui Zampagna ha giocato 72 partite, segnando la bellezza di 31 gol. Da quel momento in avanti l’habitat ideale per un calciatore del suo temperamento e delle sue qualità è diventato finalmente la Serie A. Ed ecco che l’esperienza biennale con la maglia dell’Atalanta: con la squadra orobica Zampagna colleziona 20 reti in 54 presenze, con una media gol davvero non indifferente. Non è finita qui, però, dal momento che, nel 2008, decide di lasciare l’Atalanta per vestire la maglia del Vicenza, con cui riesce a mettere a segno 6 reti in sole 16 presenze.

Ecco che arriva la chiamata del Sassuolo, con cui rimane per ben due stagioni e in cui nuovamente si mette in evidenza perché è uno dei punti fermi dell’attacco della compagine emiliana: 16 gol in 61 presenze. Nell’estate del 2010, però, Zampagna potrebbe anche decidere di ritirarsi, visto che il Sassuolo lo lascia libero, ma invece prende la decisione di chiudere la carriera con la maglia della Carrarese, in Seconda Divisione. Memorabile la partita che decise di organizzare per dare l’addio al calcio, disputata fra Ternana e Atalanta allo stadio di Terni. Infatti, Riccardo ha voluto convocare dei compagni con cui ha militato in tutti i vari anni della sua lunga carriera, ma non solo, dato che ha chiesto di presenziare anche ad avversari con cui aveva stretto un bel legame. Un’altra occasione per far emergere il suo spirito generoso, visto che l’intero incasso della partita d’addio è stato donato a diverse ONLUS della sua città natale.

La carriera da allenatore

Dopo l’addio al calcio, Zampagna decide di provare anche a guidare una squadra dalla panchina. Il suo primo incarico è come allenatore del Macchie, una squadra che gioca in Prima Categoria in Umbria. Riesce a vincere il campionato, ma poi decide di prendersi un anno sabbatico. Nel 2015 la seconda esperienza, questa volta in Serie D, sulla panchina della Voluntas Spoleto, anche se l’incarico verrà abbandonato dopo qualche giorno. A ottobre 2015 comincia ad allenatore l’Assisi, che milita nella Promozione umbra, con cui arrivano fino allo spareggio per l’Eccellenza. Nel 2016 guida il Trestina di Città del Castello, in Serie D e raggiunge una comoda salvezza. Le sue due ultime esperienze in panchina, con Castiglione del Lago e Orvietana non vanno, invece, molto bene.

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