L’esordio in A1 quando era giovanissimo, con la maglia dell’Arrigoni Rieti, le vittorie, i record che ha ritoccato e poi altre vittorie ancora da dirigente. Si può dire tranquillamente che la carriera di Roberto Brunamonti è stata una delle più splendenti di tutta la pallacanestro italiana. Il suo palmares ha pochi eguali, visto che con con Rieti, squadra con cui ha giocato ben sette stagioni, ha vinto una Coppa Korac, per poi passare in maglia Virtus Bologna, con cui ha scritto pagine di storia del basket italiano indimenticabili. Con la squadra felsinea ha portato a casa la bellezza di quattro scudetti, tre Coppe Italia, una Supercoppa e una Coppa delle Coppe.

Leggenda di quella Virtus Bologna che sta dominando in questo campionato, Brunamonti è oggi impegnato a tempo pieno con la nazionale, ma anche con l’Italia il buon Roberto può vantare una serie di record impressionanti. Infatti ha vinto una fantastica medaglia di argento alle Olimpiadi di Mosca nel 1980, mentre ha vinto anche una medaglia d’oro agli Europei, oltre che un argento e un bronzo sempre nella massima competizione continentale.

Roberto Brunamonti, un campione da giocatore e da dirigente

Il debutto in azzurro è avvenuto nel 1978, mentre la data di ritiro dalla Nazionale è il 1992, quando il Dream Team americano vinse le Olimpiadi di Barcellona. Brunamonti dominava il parquet in quella che è stata da tutti sempre definita come la generazione d’oro della pallacanestro italiana, visto che sono state scritte pagine indelebili sia dal punto.

La sua carriera dirigenziale è partita subito dopo aver allenato per pochi mesi la Virtus Bologna, giusto in tempo ovviamente per portare a casa una Coppa Italia nel 1997. Svestendo i panni del giocatore e del coach, ecco che Brunamonti ha svolto un ruolo dirigenziale prima nella sua Bologna e poi alla Virtus Roma. Non solo, nel 2008 fa il suo ritorno in un’altra città in cui ha lasciato il suo marchio indelebile, ovvero Rieti, nella veste di direttore tecnico.

Un campione, la cui etichetta sembra essere stampata nel Dna di Roberto Brunamonti e il successo è sempre stato solo una conseguenza. Nato a Spoleto nel 1959, l’Umbria è rimasta la terra da amare in ogni senso, visto che qui ha creato una famiglia, in queste terre ha una casa e sempre da queste parti sono nati i suoi tre figli.

Un playmaker al di fuori di ogni schema, dato che la sua altezza non è comune per chi gioca in questo ruolo di solito. Inoltre, verso la fine degli anni Settanta, la struttura fisica di cui disponeva avrebbe potuto spingere Brunamonti molto più vicino a canestro, prediligendo un ruolo di guardia, piuttosto che di ala piccola. Eppure, il destino aveva già scelto per lui e il talento come playmaker avrebbe brillato di lì a breve. Brunamonti riuscì a rompere lo stereotipo del playmaker basso, grazie anche alla sua passione nella gestione del ritmo e nell’assistere i compagni, spendendoli a canestro più facilmente.

Intelligenza di gioco e il rapporto con Danilovic

Tra le principali caratteristiche di Brunamonti, quando correva in campo, c’era sicuramente una spiccata abilità difensiva, mettendo pressione sulla palla, ma anche il fatto che riusciva a condurre il contropiede e la transizione in modo impeccabile. Un altro punto di forza dell’ex Virtus Bologna era certamente il tiro dalla lunga distanza, visto che aveva delle ottime percentuali, soprattutto colpendo con i tiri aperti piedi per terra. Intelligenza cestistica e intensità di gioco sono due qualità che hanno fatto di Brunamonti un vero e proprio mito per quella generazione.

Tra l’altro, non tutti sanno che Predrag Danilovic, uno che i tifosi della Virtus Bologna conoscono molto bene, dato che l’ha trascinata a una serie di impressionante di successi, ha voluto il trasferimento dal Partizan Belgrado alla società felsinea solo ed esclusivamente per poter giocare con Roberto Brunamonti. A quei tempi, Danilovic era ambito da un gran numero di team europei, visto che era un giovane di belle speranze e un talento incredibile. E, inevitabilmente, quelle dichiarazioni lasciarono il segno anche nell’ex playmaker della Virtus, particolarmente contento di sentire quelle parole. Con il senno di poi si è rivelata una scelta estremamente azzeccata, dal momento che Predrag Danilovic e Roberto Brunamonti, insieme, si sono tolti tantissime soddisfazioni.

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