Il comunicato diffuso lo scorso fine settimana dall’amministratore delegato dell’Orvietana Lorenzo Biagioli aiuta a comprendere meglio le motivazioni che hanno portato Roberto Biagioli a lasciare la guida del club.

Lorenzo, nipote dell’ex presidente, è cresciuto professionalmente accanto allo zio, che dopo averlo inserito nella propria azienda gli ha progressivamente affidato responsabilità sempre maggiori. Un percorso che dimostra come il ricambio generazionale possa essere qualcosa di più di un semplice slogan.

Nel suo intervento, l’amministratore delegato biancorosso espone con chiarezza i timori e le criticità che, secondo la famiglia Biagioli, avrebbero potuto compromettere la sostenibilità del progetto sportivo in caso di prosecuzione della gestione.

Le motivazioni richiamano inevitabilmente quanto accaduto nel corso dell’ultima stagione: dalla lunga serie di giocatori transitati in organico per raggiungere l’obiettivo minimo soltanto nelle battute finali del campionato, al mancato introito derivante dalla prolungata sospensione del Torneo Frustalupi, fino alla riduzione delle entrate legate al progetto “Giovani D Valore”, penalizzato da circostanze di classifica sfavorevoli.

A tutto questo si è aggiunto un importante ampliamento della struttura organizzativa, costruita con l’obiettivo di consolidare la presenza dell’Orvietana tra le realtà di vertice della Serie D. Un progetto che ha riguardato il miglioramento degli standard qualitativi, l’allargamento del bacino d’utenza del settore giovanile e il rafforzamento dell’organizzazione interna.

"Una visione extra large, mai vista prima per consistenza numerica e professionale, tanto da garantire almeno un addetto per ogni funzione assegnabile", viene sottolineato nell'analisi della situazione.

Una crescita che ha certamente portato benefici sotto il profilo organizzativo e dei servizi offerti a giocatori, tecnici e famiglie, ma che ha inevitabilmente comportato un aumento significativo dei costi. A pesare sono stati anche i mancati incassi di alcune gare di cartello, disputate senza il contributo delle tifoserie ospiti a causa dei provvedimenti di ordine pubblico.

Nel comunicato, Lorenzo Biagioli descrive così il momento vissuto dalla società: "Tanti virus, con il rischio conclamato di un’epidemia".

È proprio in questo contesto che la famiglia Biagioli ha individuato un campanello d’allarme tale da indurla a interrompere il proprio percorso alla guida del club. "Si potrà discutere sulla scelta della formula, meno sulla sostanza", è una delle riflessioni che emergono dall'analisi della vicenda.

Il caso Orvietana, tuttavia, va oltre i confini della città della Rupe. Basta osservare quanto accade nel panorama calcistico nazionale, dalla Serie A fino ai campionati dilettantistici, per rendersi conto di come le difficoltà economiche e gestionali rappresentino una problematica sempre più diffusa.

"Quanto avvenuto a Orvieto è il segnale di un’epidemia nella quale il calcio di oggi non trova mezzi idonei a difendersi". Una considerazione che trasforma la vicenda biancorossa in un caso emblematico delle sfide che molte società sportive si trovano ad affrontare, tra costi crescenti, ricavi incerti e la necessità di mantenere standard organizzativi sempre più elevati.

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