Si chiama Manuel Guinazu Tamagno. Manuel il nome, gli altri i cognomi dei due genitori. Si usa così in Argentina, da dove arriva il centrale difensivo dell’Orvietana, giudicato dai supporter, tra i migliori visti nella nostra città da parecchio tempo a questa parte. Precisa che, di solito, nella nazione di Diego Maradona, le generalità sono formate da quattro termini ma lui ne ha uno soltanto. Tra l’altro “aggiustato”, perché tutti lo chiamano “Manu”. Viene da Buenos Aires, tifa per il Boca Junior, una delle due blasonate Società della metropoli sudamericana, insieme al River Plate. Ha ventiquattro anni, gioca al calcio, praticamente, da sempre. Inizialmente, frequentando il piccolo campo del quartiere, si abituò al calcetto per poi trasferirsi a quello con undici giocatori dove trovò la sua vera dimensione. Due anni e mezzo fa è approdato in Europa. Prima tappa in Spagna, nella “terzera” andalusa. “ Mi ero appena ambientato che arriva il COVID. Lockdown, campionato viene sospeso, ma, io, avevo una gran voglia di giocare. Accettai, subito la prima chiamata dall’Italia”. Scelta rivelatasi non troppo fortunata perché la pandemia lo seguì a ruota. L’Eccellenza, quella della Basilicata, subì la stessa sorte di quella umbra. In Puglia, invece, il campionato proseguiva e Manu si trasferì nella regione dei trulli. La chiamata dall’Umbria e da Orvieto gli pervenne a preparazione iniziata:” In Puglia stavo bene, però l’Umbria m’ispirava di più”. Si rifanno le valige e si va a Orvieto. Effettivamente, quando pronuncia le parole, Umbria e Orvieto in particolare, il volto di Manuel s’illumina: “ Hai visto giusto. Qui ho trovato quello che desidero. Dal modo in cui sono stato accolto il primo giorno. Dico la verità, arrivando per ultimo, non sapevo bene a cosa sarei andato incontro e avevo qualche timore. Mi è bastato poco, però, per capire che ero nel posto giusto. Do a tutto e a tutti un dieci e.… più”. Fra i primi amici che s’è fatto, Don Luca Conticelli, prete tifoso, merita un posto speciale:” Don Luca è un grande. Dopo la partita si fa sentire sempre, anche con un semplice messaggio. Da un po’ non viene a trovarci e approfitto per dirgli che lo aspettiamo sempre e con grande piacere”.
Con Fabio Fapperdue ha trovato, da subito, un’ottima intesa: “Da piccolo, facevo il terzino destro. In seguito, mi sono spostato al centro e lì sono rimasto. In mezzo sto meglio, con tutto il campo di fronte vedo meglio le cose. A me piace parlare, incitare i compagni e anche dare indicazioni e, dalla posizione che occupo riesco a fare bene tutto ciò che mi piace”. Strano sentirgli dire che parla molto, visto che, fuori è, il più delle volte silente :” Hai ragione – ammette sorridendo. Devo ancora perfezionare il mio italiano ma conosco bene il vocabolario del campo…. destra…sinistra…solo…uomo, insomma le parole che servono”. Osservandolo dal di fuori appare come personificazione della concentrazione, pronto ad arrivare per primo sulla palla: “ Ti ringrazio ma parecchio è merito del mister che ci ricorda sempre di fare tutto con la massima attenzione dando il centoventi per cento di quello che abbiamo. Puoi anche sbagliare un appoggio, però, sul pallone devi arrivare sempre coordinato”. Cerchiamo di scoprire cos’è che più auto apprezza del suo lavoro: “ Mi sento forte nel contatto ravvicinato, o meglio, nell’uno contro uno. Anche sulle palle alte che arrivano da lontano, penso d’avere un discreto posizionamento...”. Aggiungo, il modo in cui riesci a farti “sentire” quando arrivi sulla palla: “ Beh, sì, quello mi piace. È il gioco di noi difensori, cattivi, nel senso buono della parola”.
Il primo o secondo amore insieme al calcio, si chiama Bianca. È la sua ragazza, rimasta in Argentina. Tra l’altro, Manuel, ha scarsa abitudine a rispondere al telefono, specie se vede un numero non conosciuto. A meno che, sul display, non compaia il nome di Bianca: “ Sta in Argentina, però, per Natale arriva”. Classico esempio dell’amore a distanza, con le implicazioni che porta: “ Difficile, ma, se c’è l’amore si può. Adesso manca poco e non vedo l’ora che sia qui”. Ci racconta che alla ragazza piace il calcio e lui non ha dovuto compiere alcuna forzatura: “ Pure lei tifa Boca e presto l’avremo qui a fare la stessa cosa per l’Orvietana”.
A proposito della quale ha idee molto chiare: “ Sono fiducioso. Manca ancora molto, però, come dice il nostro allenatore, il nostro progetto deve andare avanti domenica dopo domenica senza pensare al traguardo. Inutile proiettarsi su marzo o aprile, adesso abbiamo la trasferta con il Ducato e dobbiamo gestirla nel migliore dei modi”.
Con la Nestor non siete stati brillantissimi:” Vero. Sapevamo che l’avversario fosse forte e la classifica non rispondeva al valore reale. Hanno giocato un po’ alla nostra stessa maniera e noi abbiamo finito per adeguarci. Però abbiamo vinto al 95’ e siamo ancora più forti”.

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