Per qualche settimana aveva assaggiato l’aria sottile delle prime posizioni. Classifica corta, passo deciso, sensazione di poter abitare stabilmente le alture del campionato. Poi la stagione, che è materia viva e non teoria, ha riportato tutto dentro coordinate più umane.

Trentasei punti dopo ventitré giornate. Sesto posto. Differenza reti + 17. Non è la vetta sperata, ma è una collocazione solida, coerente con ciò che la squadra ha dimostrato di essere. Venti gol subiti raccontano la sua vera natura: una formazione ordinata, compatta, che conosce il valore della distanza tra i reparti. Difende con disciplina geometrica, non concede frenesie. È difficile farle male. E infatti le sconfitte sono appena cinque.

Il limite non sta nella fragilità. Sta nella misura eccessiva. Nove vittorie e nove pareggi: una simmetria quasi cartesiana che sa di prudenza. È una squadra che preferisce non perdere piuttosto che rischiare di vincere. Virtù apprezzabile, ma che spiega il passaggio dalla suggestione di vertice a una più concreta prospettiva playoff.

In avanti i trentasette gol segnati testimoniano vitalità, ma non dominio. Il capocannoniere Andrea Bagnato è fermo a otto reti, ed è il simbolo di un attacco corale, diffuso, mai monopolizzato. Tuttavia, quando la partita si incaglia, manca talvolta la figura capace di forzare il copione. E poi ci sono le sette espulsioni, che hanno inciso nel cammino. L’inferiorità numerica non è solo un fatto regolamentare: altera equilibri, consuma energie, condiziona risultati. In una stagione che aveva preso slancio, certi episodi hanno frenato i ragazzi di Tozzi Borsoi.

L’andamento è stato chiaro: partenza da squadra di vertice, flessione evidente, stabilità. Non c’è stato crollo, e questo è merito. C’è stata presa di coscienza. La squadra ha compreso che il campionato non si domina per inerzia, ma si governa con la continuità. Oggi l’obiettivo realistico non è più la vetta, anche se la matematica non sbarra ad eventuali sogni di gloria, ma un posto stabile nei playoff. E, per come si è assestata la stagione, è un traguardo coerente. La solidità difensiva, la differenza reti positiva e la scarsa propensione alla sconfitta sono basi robuste su cui costruire il finale.

Resta un interrogativo sottile: saprà, nelle partite che contano, invertire la simmetria dei pareggi? Non è più tempo di vertigini. È tempo di concretezza. E, talvolta, la maturità vale più di un’illusione iniziale.

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