Per fortuna solo un problema burocratico, per quanto pesante da digerire, ma nulla che metta a repentaglio l'incolumità di Lorenzo Barone. Però quantomeno un cambio di programma che il viaggiatore solitario 28enne impegnato nel progetto 'Dust', percorrere la via delle polveri sahariane che dal deserto africano nutrono la foresta amazzonica, avrebbe volentieri evitato.

Partito a inizio dicembre in bicicletta da Nador, in Marocco, la prima parte del viaggio ha visto Lorenzo attraversare sulle due ruote il deserto del Sahara in 19 giorni e mezzo, percorrendo 3.341 chilometri di dune e sabbia. Il 19 dicembre dalle coste della Mauritania, Barone è salpato su una barca a remi per attraversare l'oceano e arrivare sulle coste della Guyana francese, in Sud America, 33 giorni dopo. Sbarcato nei pressi di Kourou, dopo una sosta di otto giorni per rispedire in container la barca a remi in Europa, il 3 febbraio è ripartito da Cayenne per attraversare l'Amazzonia fino a Georgetown, in Guyana, attraversando il Suriname e poi da Georgetown verso la giungla brasiliana.

Oltre ai pericoli legati alle insidie naturali, la fatica di un tragitto massacrante a livello fisico, la presenza di animali selvatici così come di predatori e bande di pirati, ci si è messa anche la burocrazia. A rallentare l'impresa di Barone è stata infatti la burocrazia, come racconta in un post sui social. Rallentato ma non interrotto, visto che Lorenzo proseguirà con la bici il tragitto che doveva fare in canoa verso il confine con la Bolivia: "Nella foto mi trovavo di fronte al Rio Jatapu, in Brasile. Pronto per realizzare un altro dei miei più grandi desideri, navigare in solitaria un fiume remoto nella giungla con un imbarcazione tradizionale. Avevo caricato la bici, scorte di cibo per 16 giorni, delle camere d'aria di camion a prua e poppa in caso si fosse riempita d'acqua, un indigeno mi aveva regalato un remo di scorta, un'altra famiglia dei platani e della farina di manioca. L'inizio perfetto di un'esperienza che si accingeva ad essere straordinaria. Ho affrontato le prime rapide prendendo confidenza con questo tipo di canoa. Sono andato avanti per qualche ora, in perfetta sintonia con ciò che mi circondava, poi si è avvicinato un motoscafo con tre uomini che mi hanno fermato. Mi hanno portato nel villaggio di Soma dove hanno fatto delle chiamate, dicendomi infine con toni decisi 'Non puoi proseguire, ora torni indietro'. Ho sottolineato loro che intendevo solo scendere il fiume senza lasciare traccia del mio passaggio e senza entrare nelle comunità, dormendo in amaca ai margini del fiume, nulla da fare. L'entusiasmo si è rapidamente trasformato in frustrazione. Nei giorni precedenti avevo già incontrato e fatto conoscenza con decine di indigeni di quei villaggi perché risalgono il fiume con i motoscafi per andare a fare spese o per cure mediche in città. C'era anche chi mi aveva offerto ospitalità e chi mi aspettava lungo il fiume, tutti sorpresi, affascinati e un po' preoccupati dal percorso che intendevo affrontare. Sono rimasto lì altri tre giorni, durante i quali ho tentato di tutto per ottenere il permesso di proseguire, ma senza successo. Per avere l'ok dovevano riunirsi i capi tuxaua di 9 comunità diverse che a loro volta hanno un capo che gestisce tutte le comunità, che deve confrontarsi con degli enti Brasiliani. L'ennesimo incubo burocratico di questo progetto. Tutti gli altri fiumi paralleli al Jatapu stesso problema".

Barone comunque proseguirà con la determinazione che ormai lo ha reso celebre in tutto il mondo: "A volte l'entusiasmo non basta per superare determinate situazioni, ma ho promesso a me stesso che forse non ora e forse non in Brasile, ma l'esperienza che qui mi è stata negata la vivrò e lo farò al massimo del mio potenziale. Una motivazione in più per tentare un fiume che guardo sulle mappe da anni, a mio parere il più remoto e sconosciuto su questo pianeta, non ha nemmeno un nome e a confronto il Rio Jatapu sembrerà un ruscello per fare giocare i bambini. Credo che nella vita, indipendentemente da ciò che facciamo e dalle nostre passioni, bisogna sempre trovare il modo e impegnarsi per trasformare le delusioni in occasioni e i fallimenti in successi. Questa fase fluviale del progetto è fallita e mi sto ora dirigendo in bici verso la Bolivia. Tutto avrà un proprio momento".

Dopo la giungla amazzonica, lo attende la scalata delle Ande attraverso Bolivia, Cile e Argentina fino alla remota vetta dell'Ojos del Salado, il vulcano più alto della Terra. Obiettivo di Barone è raccogliere campioni di polvere e sedimenti che, al suo ritorno, saranno analizzati da Arpa Umbria e dal Dipartimento di Chimica, Biologia e Biotecnologie dell'Università di Perugia. La finalità ultima del progetto Dust è lo studio e la caratterizzazione degli eventi di trasporto a lunga distanza di polveri atmosferiche, attraverso un'analisi esplorativa sui campioni che verranno raccolti durante il viaggio e poi analizzati in laboratorio.

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