Lorenzo Barone e la scalata delle Ande. E' l'ultima fase dello straordinario progetto Dust che vede protagonista il 28enne di San Gemini, viaggiatore solitario le cui imprese sono ormai note in tutto il mondo. "Ho finito la traversata amazzonica, sto salendo sulle Ande - racconta a Sporterni - è ancora giungla ma sopra i mille metri. Domani (oggi, ndr) inizio il passo che mi porterà sulle Ande, arriverò a mille metri e poi salirò fino a 4770. Da quella quota comincia un altopiano per qualche centinaio di chilometri, alcuni passi a 5000 metri fino alla vetta che tenterò di salire a 6893 metri".

Dopo la giungla amazzonica brasiliana, Lorenzo si trova al momento in Bolivia, poi attraverserà Cile e Argentina fino alla remota vetta dell'Ojos del Salado, il vulcano più alto della Terra. Obiettivo di Barone impegnato nel progetto Dust lungo la via delle polveri sahariane che dal deserto africano nutrono la foresta amazzonica è raccogliere campioni di polvere e sedimenti che, al suo ritorno, saranno analizzati da Arpa Umbria e dal Dipartimento di Chimica, Biologia e Biotecnologie dell'Università di Perugia. La finalità ultima del progetto Dust è lo studio e la caratterizzazione degli eventi di trasporto a lunga distanza di polveri atmosferiche, attraverso un'analisi esplorativa sui campioni che verranno raccolti durante il viaggio e poi analizzati in laboratorio.

"Si sale e si scende - dice Lorenzo, arrivato nella quarta e ultima fase della sua epica traversata - le strade sono in parte sterrate e in parte asfaltate. Sono abbastanza cotto, fino all'altro giorno non avevo le forze per fare niente". Partito a inizio dicembre in bicicletta da Nador, in Marocco, dopo aver attraversato l'oceano Atlantico in barca a remi senza l'uso del motore, Barone doveva compiere la terza fase in canoa. Ma dopo le prime rapide sul Rio Jatapu, in Brasile, è stato fermato da un motoscafo con tre uomini a bordo che lo hanno portato nel villaggio di Soma. Lì i capi tuxaua di 9 comunità diverse lo hanno fermato. Problemi burocratici gli hanno impedito di attraversare in canoa qualsiasi fiume parallelo al Jatapu. Così ha deciso di proseguire la terza fase in bici.

Per venti giorni ha percorso 1200 chilometri verso il confine con la Bolivia pedalando sulle due ruote sotto un caldo bestiale e salite ripide con camion che lo sfioravano in continuazione. "Le foto non renderanno mai abbastanza l'idea delle inclinazioni, non vedevo l'ora che finisse" racconta. Soprattutto perché si è trovato ad utilizzare una bici pensata per farci il giro del vicinato, non certo una traversata del genere. Poi in prossimità del Rio delle Amazzoni è riuscito a prendere una pista che almeno gli ha consentito di evitare il traffico dei camion, e pedalando di notte è riuscito ad accorciare i tempi.

"Ho sistemato la bici in Brasile in un negozio - dice - ho consumato i copertoni fino a renderli sottili come camere d'aria, ho distrutto il portapacchi che ho aggiustato con legni forati con un punteruolo per ricostruire le giunture che si erano rotte, i raggi della ruota posteriore rotti mi hanno obbligato a frenare solo davanti. Insomma, ho consumato tutto ma sto bene. Se tutto va secondo i piani in tre settimane concludo il progetto e rientro".

E' l'ultima fase dello straordinario progetto Dust che vede protagonista il 28enne di San Gemini, viaggiatore solitario le cui imprese sono ormai note in tutto il mondo. Partito a inizio dicembre in bicicletta da Nador, in Marocco, la prima parte del viaggio ha visto Lorenzo attraversare sulle due ruote il deserto del Sahara in 19 giorni e mezzo, percorrendo 3.341 chilometri di dune e sabbia. Il 19 dicembre dalle coste della Mauritania, Barone è salpato su una barca a remi per attraversare l'oceano e arrivare sulle coste della Guyana francese, in Sud America, 33 giorni dopo. Sbarcato nei pressi di Kourou, dopo una sosta di otto giorni per rispedire in container la barca a remi in Europa, il 3 febbraio è ripartito da Cayenne per attraversare l'Amazzonia fino a Georgetown, in Guyana, attraversando il Suriname e poi da Georgetown verso la giungla brasiliana. Ora lo attende l'ultima fase: l'ascesa delle Ande fino alla remota vetta dell'Ojos del Salado, il vulcano più alto della Terra.











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