Arrivò a Orvieto in un pomeriggio di fine estate dell’anno 1997. Toccò a me accogliere Riccardo Fatone, al distributore AGIP sulla statale Amerina, per quello che, da primo viaggio, si è poi trasformato in una permanenza che dura, ormai, da ventitré anni e rende l’ex biancoceleste romano, un orvietano a tutti gli effetti. La prima impressione sulla persona, riguardo al mancino che avrebbe vestito la maglia biancorossa, fu ottima e tale è rimasta, nonostante qualche piccola ossidazione, presto rientrata, con reciproca soddisfazione, causata dai ruoli, diversi ma, al tempo stesso, convergenti. Scontato, iniziare la chiacchierata, per conoscere il parere di Riccardo sul COVID e sui danni arrecati dal virus anche al calcio:

“E’ una crisi mondiale che coinvolge tutti. Anche noi, addetti ai lavori del pallone, dovremo rivedere un po’ tutto. Non si sa ancora, forse lunedì avremo qualche chiarimento, sul come e quando si ripartirà. Scontato, ad ogni modo, che tutte le Società, e in particolare le più piccole, verranno a trovarsi in grosse difficoltà economiche. Sarà impossibile organizzare feste e sagre, fra i più comuni mezzi di sostentamento, o perlomeno nei modi cui siamo abituati. Perciò, a mio giudizio, la stagione 2020/21 sarà, per forza, di transizione sotto ogni punto di vista, sportivo ed economico. In questa immane tragedia trovo, però, un dato che ritengo positivo. Mi riferisco alla risorsa “giovani”. L’Orvietana, come esempio, che ha sempre avuto un’attenzione particolare per il settore giovanile, si ritroverà con un bel gruppo di ragazzi pronti a fare il grande salto. Sono quelli che ho avuto l’opportunità di allenare quest’anno, evidentemente giocatori di prospettiva sui quali c’è ancora molto da lavorare, ma nei quali si intravedono i numeri perché possano emergere. Sarebbe un ritorno all’orvietanità, più volte auspicata e poi messa in pratica a fasi alterne, utile per un rilancio del calcio a livello locale. Per non essere frainteso, non desidero appropriarmi di meriti che sono minimali, ma frutto del lavoro di chi mi ha preceduto, cito Riccardo Pellegrino, Massimo Porcari, Davide Melone, Enrico Broccatelli, che hanno assemblato un gruppo, diventato omogeneo e squadra in grado di competere alla pari nei più importanti campionati regionali. Quindi, nelle difficoltà contingenti, l’Orvietana potrebbe avere un piccolo vantaggio, considerando che, altre Società umbre stanno facendo un ragionamento identico: partecipare alle attività ufficiali con più giovani”.

Quello, di cui parli, sarebbe il famoso “tesoretto” di cui tanto si parla:

“Esattamente. Chiaro che vada implementato, perché non tutti i ragazzi maturano con la medesima rapidità. In prospettiva, si potrebbe arrivare a un’Orvietana a chilometri zero nel prossimo biennio. Le pandemie portano disgrazie, regalando qualche rara opportunità. Questa è fra le poche e ne va tratto il massimo rendimento”.

Da quando sei a Orvieto, hai avuto modo di ricoprire tanti ruoli in ambito biancorosso. Sei stato calciatore, responsabile del settore giovanile, allenatore di prima squadra e juniores. Sono in pochi a poter vantare tante esperienze, diverse tra loro. Come hai visto modificarsi il modo d’essere della Società in questi venti e più anni:

“Credo che l’Orvietana, almeno a livello regionale, vada presa ad esempio. Utilizza impianti che, critiche a parte, tutti c’invidiano. Gli oltre dieci anni di serie D hanno lasciato il segno e l’organizzazione è strutturata per categorie oltre l’Eccellenza. Il lavoro è curato nei minimi dettagli, salvo qualche anno poco fortunato, i vari campionati cui ha partecipato l’hanno sempre vista tra le protagoniste. Del settore giovanile ho già detto e confermo, se deciderà per la svolta “giovane”, la vedo, per il futuro, un punto di riferimento, ancora più importante, per l’intero calcio regionale. Non mi spingo oltre, conoscendo le difficoltà per pensare più in grande”.

Sappiamo bene come, qualunque Società o Azienda che sia è, comunque, perfettibile. Dovessi dare un parere, non un consiglio perché di consigliori c’è anche troppa abbondanza, per migliorare l’Orvietana calcio, da che parte inizieresti:

“Mah, un parere più che all’Orvietana lo girerei alla città, di cui il club è parte e ai miei concittadini. Orvieto è una città bellissima che io, a differenza dei nativi, ho scelto per vivere. Il limite lo troverei nel chiacchiericcio strisciante, che non è patrimonio del solo calcio, ma coinvolge un po’ tutti. L’Orvietana, nella quale, come abbiamo detto, ho lavorato più volte, non ne è esente. Direi di parlare quando si ha qualcosa da dire utile a migliorare le situazioni, usando, invece, il silenzio ogni qualvolta le parole non rappresentino un valido contributo. Meno gossip e più fatti ma, ripeto, il problema sta nella città nel suo insieme”.

Torniamo all’agonistica. Nel 2019 hai fatto una scelta rilevante, orientando la barra verso il settore giovanile, interrompendo una carriera più che soddisfacente quale allenatore in Promozione ed Eccellenza. Sei pronto a continuare o c’è qualche ripensamento:

“La mia è stata una scelta veramente consapevole, ritenendo un allenatore, completo, previe e esperienze in ogni settore. Nel percorso fatto quale tecnico, dal primo incarico con il Federico Mosconi all’Orvietana in Eccellenza, non avevo mai avuto l’opportunità di allenare nel settore giovanile. Aggiungo come ritenesse il gruppo della juniores biancorossa molto valido per lavorare bene, portando la mia esperienza. Oggi posso dirmi molto soddisfatto di quella scelta. I ragazzi della juniores hanno accettato di lavorare sodo, nei campionati giovanili la pressione per il risultato è minima, tocchi, giornalmente, i risultati del tuo lavoro, perché li vedi crescere e maturare calcisticamente. Credo che il periodo sia stato utile a completarmi come allenatore e a farmi ritrovare un grande entusiasmo per tale professione. Peccato per l’interruzione, quando eravamo in corsa per vincere il campionato di A1”.

Scelta senza dubbio atipica la tua, anche per il rientro in una Società con la quale il saluto era stato a denti stretti, dopo le esperienze con la prima squadra. Da questo punto di vista è subentrata qualche difficoltà:

“Direi, piuttosto, qualche opposizione iniziale, forse per il mio passato da primo allenatore. Poi, dico la verità, dopo qualche incomprensione iniziale e il chiarimento successivo, si è instaurato un ottimo rapporto con Silvano Fiorucci, persona molto intelligente. Il quale ha capito la situazione e, da quel momento, è filato tutto liscio, nella massima serenità. A molti, il mio ritorno alla juniores, dopo aver guidato la prima squadra, è suonata come una retrocessione. Porto l’esempio del rugby, sport del quale sono appassionato, nel quale, per andare avanti, la palla va passata all’indietro. Qualche volta, anche nel calcio, fare un passo indietro potrà servire, magari, in futuro a farne tre in avanti. Tornare alla juniores è stata una scelta soltanto mia, fatta da persona che, in quel momento, sentiva la necessità di staccare la spina per ritrovare la passione di fare l’allenatore”.

Adesso cosa farà Riccardo Fatone allenatore:

“Non c’è da scoprire che viviamo un momento di confusione totale. A oggi ho ricevuto una telefonata di sondaggio, tipica del periodo, da Severino Capretti per un eventuale incarico alla Monte Cimini, ipotesi subito caduta. Massimo Porcari, responsabile del settore giovanile biancorosso, mi ha, pure lui, contattato per l’eventuale prosecuzione dell’incarico con la juniores dell’Orvietana, del quale sarei molto felice. Siamo nel periodo degli approcci, attendiamo le decisioni degli organi federali, poi decideremo con la massima trasparenza”.

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