Torna a parlare dopo mesi di silenzio Damiano Basile. L'ormai ex direttore sportivo della Ternana Femminile ripercorre anni di successi sportivi, spiega il suo punto di vista sulla fine delle Ferelle e si toglie anche qualche sassolino dalla scarpa. Dopo l'iniziale disponibilità di Bandecchi a dare un contributo di sponsorizzazione di 100.000 euro, Basile ha partecipato ai numerosi incontri con l'assessore allo Sport Elena Proietti e con il vicepresidente della Ternana, Paolo Tagliavento. Disponibilità poi di fatto ritirata per le mancate garanzie che il patron aveva richiesto, ovvero il pagamento delle pendenze pari a circa 122.000 euro. L'ultimo atto, come riportato da Sporterni, la bocciatura della domanda d'iscrizione da parte della Covisod per "mancanza degli adempimenti nei confronti delle calciatrici Fontana Marika Mascia e Dos Santos Taina Franciele; mancato invio della disponibilità del campo di gioco; mancato versamento della fidejussione" ha impedito anche l'ultimissima carta del ricorso che gli altri club hanno potuto presentare per lievi inadempimenti. Situazione che, come riporta Basile nella parte finale della sua lettera, ha messo anche gli stessi tifosi l'uno contro l'altro. Mancata iscrizione a parte, forse, la vera e più brutta sconfitta.

Dopo sette stagioni alla Ternana Femminile comunico che non farò più parte di questa società qualsiasi sia il suo futuro. Sono stato presente in ogni momento della storia delle Ferelle e seppur molti mi attribuiscono di esserne stato l’anima posso dire che la vera anima di questa grande realtà sono stati sempre i tifosi. Senza stucchevole ridondanza e facili proclami, sono fiero di aver conosciuto il popolo rossoverde dalle sue viscere e di essere cresciuto come dirigente sportivo grazie alla città di Terni che mi ha reso grande. Ho vissuto questo ultimo anno da dipendente (il mio contratto è scaduto il 30 giugno) e nonostante la semifinale scudetto, mi sento di dire che si poteva fare di più perché il DNA da me sempre voluto per i colori rossoverdi è stato quello di puntare in cima perché come mi insegnò qualcuno non c’è gloria se non su di essa. Detto questo mi auguro che il marchio e il brand Ferelle possa continuare per il bene della città, delle famiglie ternane e dei tifosi perché ciò che si è creato negli anni è una realtà unica che in nessuna altra città si è mai visto. Non solo, lo sport femminile ha bisogno più che mai in questo momento di investimenti sulla fiducia perché il ritorno è pari a zero, ma la passione è infinita e questa non ha prezzo. Quello che è stato messo in atto a Terni non sarà mai più replicabile ne da me ne da nessuno in nessun’altra parte d’Italia perché i ternani sono unici, semplicemente per questo. In sette lunghi anni ho fatto chilometri, sacrifici e tanto altro, ma la cosa più bella è stata che non li ho fatti mai da solo. Mi giravo e avevo sempre delle persone con una sciarpa al collo, che cantavano, che tifavano, che imprecavano e mi facevano domande. Fratelli e sorelle, senza esagerare, una grande famiglia. Il mio grande rammarico rimarrà sempre quello dell’Europa perché aver portato, insieme a mio padre Terni e i suoi tifosi in Europa, è l’orgoglio più grande che io possa mai avere avuto da dirigente sportivo. Sono stato in silenzio tanto tempo proprio per questo motivo perché dopo la delusione di marzo non ho avuto più quell’entusiasmo di parlare e dare tutto me stesso fino infondo come ho sempre fatto, proprio per questo ritengo che non posso più dare il mio massimo a questa piazza. Me ne scuso, ma non voglio illudere i tifosi o chi farà risorgere il nome delle Ferelle. La Ternana Femminile fin dalla sua nascita ha tracciato una linea di innovazione in tutti i vari aspetti del nostro sport e le altre squadre l’hanno seguita, aggiungendo qualcosa o copiando e questo ha fatto crescere la nostra Serie A. Voglio però spendere due parole sull’ultimo mese e mezzo. Per capire esattamente come si è arrivati a questa situazione bisogna fare alcuni passi indietro. Partire in pratica dalla nascita delle Ferelle da quando il titolo venne portato da Renato Bartolini a Terni per far giocare la serie A e il Presidente Zadotti accolse l’idea aprendo le porte a quella che diventerà la Ternana Femminile. Tutto ciò venne fatto per due ragioni una sportiva ovvero ridare a Terni la serie A in uno sport indoor dopo il grande Clt e la pallamano e due per spingere mediaticamente e politicamente sulla creazione del nuovo Palazzetto tramite appunto l’attività sportiva di alto livello. Tutto riuscì nell’anno del ritorno delle Fere in Serie B, l’atmosfera in città era magica e detto da me che non sono ternano fa capire ancora di più il grande ambiente. Tutto iniziò fin da subito a prendere il via a mille. Ricordo ancora quando il Presidente Zadotti ci venne a fare visita durante un allenamento fu un grande momento, sentivamo una grande responsabilità grazie anche al rispetto della famiglia Longarini che percepivamo seppur da lontano, ma sempre presente in tutto ciò che si faceva. Stavamo crescendo. Al derby, verso la fine della prima stagione, con il Perugia il Pala Di Vittorio scoppiava, fu vittoria e li capimmo che eravamo diventati grandi. Poi i play off con lo Statte di Taranto altre 800 persone l’aria era quasi rarefatta il 2-2 finale, dopo essere stati sotto 0-2 fa ancora venire i brividi. Ringrazio Simone Pierini che fu il primo a insegnarmi anche solo dove stava Piazza Tacito e tutte le giocatrici che mi hanno detto di si nell’indossare la maglia rossoverde e non perché come in tanti dicono io sia il numero uno dei direttori nel femminile, ma perché mi bastava tirare fuori una foto della tribuna del Pala Di Vittorio per convincerle. Abbiamo vinto il secondo scudetto tra mille difficoltà perché alcune promesse, molto simili ad alcune di oggi seppur fatte da persone diverse, non sono state mantenute. Quel gruppo ebbe le palle, ma quelle che nel calcio dei grandi sono definite veramente così, per vincere uno scudetto che a dicembre sembrava impossibile. Come noi nessuno mai, per questo motivo qua. Nessuna squadra ha vinto due scudetti da quando esiste la Serie A. La Ternana Femminile si. Ma ho scoperto proprio lì che l’amore della gente vale più di mille scudetti e coppe, non so cosa si prova a vincere da soli, senza un popolo, senza una Città e con tutta probabilità non lo saprò mai. Io ho avuto la fortuna di farlo anche con mio padre ed è per questo che magari da quando lui ha venduto questa società non mi sono più ritrovato lo stesso dirigente di sempre seppur abbia dato tutto e ottenuto il piacere, grazie a Bevilacqua e Daniele D’Orto, la formazione più forte della storia delle Ferelle. Un orgoglio importante per un dirigente sportivo parlare e vedere a ogni allenamenti un certo tipo di nomi, tutti insieme. Gli allenatori me li tengo stretti perché mi hanno sopportato tutti, sono un Direttore che si fa sentire e devo dirgli grazie da Pierini a Shindler con cui ho vinto tanto, da Pellegrini al grande Luciano fino a tutte le figure che fanno fatto parte dei vari staff sopra a tutti Arpinelli e Luconi. Due amici. Due persone stupende. Ringrazio Flavio Capotosti che dalla prima stagione all’ultima è stato il mio dirigente fedele, amico fidato e sempre disponibile. Ringrazio Matteo per ciò che ha fatto per il settore giovanile nei vari anni e Daniele all’inizio quando ancora non esisteva niente in giro per l’Italia. Non posso che ringraziare Anna, Federico, Tania, Gisberto e Maurizio (il primo in assoluto) che hanno fatto gli addetti stampa nei vari anni e sono stati un valido supporto oltre che delle spalle su cui appoggiarsi nei momenti più difficili o più belli a livello mediatico. Ringrazio “The voice” Vincenzo Racioppa che dalla prima partita con Virtus Roma al Pala Di Vittorio ha portato qualcosa di unico in questo sport. Ringrazio Alessandro il primo fotografo della storia delle Ferelle e Luca amico fidato non che colui che ha immortalato tutte le vittorie della Ternana Femminile. Ringrazio tutti i magazzinieri che si sono avvicendati e i custodi del Di Vittorio ovvero Piero e Riccardo che tanto mi hanno sopportato in tutti questi anni con i miei puntigliosi sopralluoghi ed estemporanee visite. Ringrazio Monica della lavanderia costretta spesso agli straordinari. Ringrazio l’Ufficio Sport e l’Ufficio Anagrafe del Comune che hanno sempre capito l’importanza delle Ferelle per la cittadinanza. La fine di questa avventura non so da chi è stata voluta esattamente, ma sicuramente tutto il lavoro fatto in questi ultimi due mesi non ha prodotto un risultato concreto. Il Comune nella persona dell’Assessore Proietti e del Sindaco hanno lavorato sodo, ma nessuno li ha ascoltati non ottenendo così alcun risultato. Chi poteva non ha fatto, ma dove non ci sono colpe non ci sono neanche meriti. Se dare da bere agli assetati o dare da mangiare agli affamati è un caposaldo non solo della carità cristiana, ma anche di un senso di responsabilità civica, sociale e sportiva. I più grandi aiutano i più piccoli perché i grandi non sarebbero grandi senza i piccoli e gli uomini non sarebbero uomini senza le donne. Quattro finali in cinque anni, due scudetti, una supercoppa e sette qualificazioni ai play off. Non si può stare a grandi livelli senza grandi investimenti perché vincere una volta in Serie A può accadere a molti, vincere più di una volta a pochi, rimanere sempre in alto a quasi nessuno. In quel “quasi” c’è la Ternana Femminile. Investire veramente significa questo, non saltuariamente e per caso, ma ciò che è servito per portare Terni e il rossoverde alla vittoria senza fermarsi mai, fino alla fine. Per questo bisogna solo ringraziare gli unici due che lo hanno fatto, non a chiacchiere o con promesse, ma con i propri soldi e di tasca propria, i due Presidenti che ho avuto e ovviamente tutti gli sponsor (grandi e piccoli) che hanno sostenuto le Ferelle in queste sette stagioni. Chiudo questo messaggio dicendo che mi è dispiaciuto vedere in queste ultime due settimane i tifosi ternani uno contro l’altro, non mi avete insegnato questo visto che ho capito in tutti questi anni che sopra a qualsiasi cosa c’è l’essere Fere. A breve annuncerò il mio futuro. Saluto così quella che sarà per sempre la mia seconda casa ovvero l’Umbria che fin da bambino ha avuto un posto speciale nella mia vita e si sa...l’Umbria è solo rossoverde.

Damiano Basile

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