Giusto e apprezzabile, dal punto di vista “sportivo”, l’entusiasmo con il quale il tecnico dell’Orvietana, Gianfranco Ciccone, informava della decisione di iniziare la preparazione il 27 di Agosto. Il che lascerebbe presupporre che tutto sia ormai chiarito e che la Federazione abbia sciolto anche i nodi più controversi derivanti dal Covid. Purtroppo, ad oggi, non è così e restano le incognite. Andando per ordine, lunedì prossimo, 24 Agosto, si chiuderanno le iscrizioni ai vari campionati. Per il giorno successivo, Martedì 25, una volta noto il numero delle Società partecipanti, il Comitato Regionale Umbro della FIGC ha indetto una riunione dei Presidenti, chiamati a decidere le date d’inizio delle attività ufficiali. A prima vista parrebbe un allargamento del dibattito, aperto a far crescere la democrazia. Tale scelta, però, non sembra convincere i Presidenti. In primo luogo, perché il DPCM del 7 Agosto, interpretabile, ad una lettura superficiale, come l’ok alla riapertura al pubblico degli stadi (art. 1/ 6 - lettera e), contiene, in realtà, vincoli destinati a valutare, quantomeno improbabile, il ritorno degli spettatori negli stadi ( art. 1/ 6 lettera f). L’articolo 1/6 lettera e recita testualmente: a decorrere dal 1° settembre 2020 e' consentita la partecipazione del pubblico a singoli eventi sportivi di minore entità, che non superino il numero massimo di 1000 spettatori per gli stadi all'aperto e di 200 spettatori per impianti sportivi al chiuso. La presenza di pubblico e' comunque consentita esclusivamente nei settori degli impianti sportivi nei quali sia possibile assicurare la prenotazione e assegnazione preventiva del posto a sedere, con adeguati volumi e ricambi d'aria, nel rispetto del distanziamento interpersonale, sia frontalmente che lateralmente, di almeno 1 metro con obbligo di misurazione della temperatura all'accesso e utilizzo della mascherina a protezione delle vie
respiratorie; L’art. 1/6 lettera f recita testualmente: f) gli eventi e le competizioni sportive - riconosciuti di interesse nazionale e regionale dal Comitato olimpico nazionale italiano (CONI), dal Comitato italiano paralimpico (CIP) e dalle rispettive federazioni, ovvero organizzati da organismi sportivi internazionali - sono consentiti a porte chiuse ovvero all'aperto senza la presenza di pubblico, nel rispetto dei protocolli emanati dalle rispettive Federazioni sportive nazionali.

Le società dilettantistiche che, per storia, forniscono ossigeno a tutti coloro che praticano sport per pura passione e inserite, a pieno titolo nel CONI, si trovano, ancora una volta, nell’occhio del ciclone. Anche perché, non ha trovato ancora soluzione un altro oggetto del contendere, quello della RESPONSABILITA’ del legale rappresentante, leggasi Presidente, formalmente responsabile degli adempimenti normativi. Responsabilità che decadono una volta dimostrato il pieno rispetto della normativa. Che, solo come esempio, per i dilettanti contempla soltanto la volontarietà in merito all’esecuzione del tampone faringeo. La Federazione Italiana Gioco Calcio ha già messo nero su bianco, con la dichiarazione di NON responsabilità per eventuali infezioni da SARS-CoV-2 contratte durante gli allenamenti o le gare. Come si vede, la tattica di lasciare il cerino in mano all’ultima ruota del carro è quanto mai attuale.

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