Poco meno di un anno fa avemmo modo di approfondire la conoscenza di Andrea Caravaggi. Prossimo a compiere i diciotto anni, restammo impressionati dalla maturità del ragazzo, non solo calcistica. Romano di nascita, trapiantato a Castiglione in Teverina dove risiede la nonna, aveva compiuto i primi passi nel calcio in alcuni club della Capitale. Nell’Orvietana, non mancò di farsi notare giocando con l’Under 17 guidata da Andrea Valterio. Squadra omogenea e vincente, poi affermatasi nel campionato regionale. Il ruolo era quello di “esterno alto”. Raccontava gli piacesse, perché dava la possibilità di saltare l’uomo, propiziando situazioni importanti. Naturale, inserirlo nell’orbita della prima squadra con la chiamata per il periodo di preparazione.
Di seguito, qualche piccola delusione alla quale seppe reagire, segnale chiaro di un giovane con il carattere forte. Fiorucci, che ne aveva considerazione, lo mantenne nel gruppo, inventandolo difensore esterno.
Per lui, veniva meno il cui era tanto affezionato, compensato dall’opportunità di imparare qualcosa da quelli più grandi e partecipare alla competizione per la conquista di un posto fra i quattro under obbligatori.
Cronache e resoconti sulle partite del periodo raccontano di come sia finita. Arriva la conferma per l’attuale stagione. Nel primo periodo è bloccato da un infortunio che ne compromette il seguire passo-passo il programma fissato dai preparatori. Non molla, anzi, si da parecchio da fare per recuperare il tempo perduto. Il desiderio è farsi trovare pronto per la prima chiamata. Che non tarda ad arrivare, seppure per spezzoni di partita. La ritrovata condizione coincide con un periodo non troppo favorevole ai colori biancorossi. Lui, comunque, è sempre in campo e il rendimento non scende mai al disotto della sufficienza. Fisicamente non potrà mai essere un “marcantonio”. Strutturalmente, è di stazza fisica normale. Però, è tecnicamente discreto, intelligente per l’aspetto tattico, caparbio come pochi altri oltre a conservare una capacità polmonare quasi inesauribile. In certi momenti, complice il suo andare continuo, viene da pensare abbia esaurito le energie. A fugare la preoccupazione, arriva l’ennesima imbucata per portare scompiglio nella metà campo avversaria.
A Gavorrano, oltre che essere il migliore dei nostri, si è meritato le attenzioni degli sportivi di parte avversa. E’ stato l’ultimo a mollare, e non sarà stata l’ultima, per renderlo somigliante a Shoichi Yokoi, il soldato giapponese ignaro della fine della guerra e della sconfitta degli uomini del Sol Levante. In un momento di delusione, come l’attuale, il modello Caravaggi va preso quale riferimento. Senza nulla togliere agli altri che, per ragioni tutte complementari, faticano a scaldare il cuore di chi segue con affetto l’Orvietana.
Esagerando, potrebbe essere da spunto per iniziare una battaglia coraggiosa, che veda in campo sette giovani e quattro over. Si tratterebbe di un ribaltone completo della trama.
La rassegnazione va rispedita al mittente. Troviamo la maniera perché ciò avvenga.

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