Un traguardo importantissimo, quanto prestigioso, da festeggiare a dovere. La Polisportiva Campitello si accinge a spegnere cinquanta candeline. La nascita del club è da ascrivere a due dirigenti ossia Manlio Antonelli e Sergio Montesi che ha proseguito il suo percorso in rossoblù, ritagliandosi un ruolo preponderante. “Correva l’anno 1973 quando iniziammo l’attività agonistica, grazie ad un’idea di Manlio Antonelli. Partimmo senza terreno di gioco, costruito successivamente alla fine degli anni settanta. Ricordo quando si andava in giro per il quartiere per cercare di coinvolgere i residenti. Devo dire che trovammo ampio riscontro. I primi anni ci trasferimmo temporaneamente a Cesi, trasportando il materiale per gli allenamenti e le partite in macchina. Poi acquistammo un box per lasciare il tutto all’interno”.

L’impianto di Campitello, terminato alla fine degli anni settanta, ed il terreno in terra battuta: “Il settore giovanile, il suo sviluppo è stato il primo pensiero. Era necessario puntare sui ragazzi – afferma Sergio Montesi - per poter dare un futuro alla società. Così è stato grazie all’impegno dei tantissimi dirigenti e dei presidenti che si sono avvicendati, uno su tutti Mario Cicioni. La tribuna coperta, il campo in sintetico e l’impiantistica migliorata, in ogni singolo dettaglio. Se siamo diventati uno dei club più importanti, a livello di settore giovanile, è grazie soprattutto ai servizi che forniamo. Negli ultimi anni, ad esempio, ci siamo focalizzati su spogliatoi, adeguamento delle infrastrutture, cercando di non far mancare nulla ai nostri
ragazzi”.

Le soddisfazioni da conservare dopo cinquant’anni di Campitello: “I nove anni di militanza in Eccellenza, tra questi alcuni consecutivi. Per una società come la nostra è un traguardo inestimabile. Inoltre la capacità di crescere i giovani e farli esordire in prima squadra. Abbiamo puntato su tecnici validissimi, qualificati ed ottenuto risultati davvero lusinghieri. Gli ingressi di Marconi e Babucci poi sono stati fondamentali per proseguire nel percorso di crescita”. Cinquant’anni di sacrifici e qualche rinuncia: “Il mio cuore è rossoblù e guai a chi mi tocca il Campitello. Sono 4-5 anni che partecipo meno alla vita della società, pur facendo parte
del consiglio. E’ giusto dare spazio ai giovani e far decidere a loro le sorti della Polisportiva. Cerco sempre di essere presente alle partite della prima squadra e delle compagini giovanili. Vedo ragazzi attaccati alla maglia, oltre ad essere bravi e dotati tecnicamente”. Il regalo per i 50 anni del Campitello: “Disputare un gran bel campionato e magari vedere qualche nostro ragazzo salire di categoria. L’importante è essere sempre oculati, ponderando ogni singola scelta”.

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