C’è chi corre per il tempo e chi per passione. Lorenzo Felici appartiene a entrambe le categorie: i suoi risultati parlano chiaro, ma dietro ogni crono c’è soprattutto un percorso fatto di dedizione, sacrificio e amore autentico per la corsa. Il suo cammino nelle Abbott World Marathon Majors è durato quasi dieci anni, vissuto senza scorciatoie e senza essere costruito fin dall’inizio con quell’obiettivo, ma diventato nel tempo un traguardo concreto.

Socio dell’Amatori Podistica Terni, Lorenzo ha portato avanti questo progetto mentre lavorava a tempo pieno come dentista, con giornate anche da 10-12 ore. Gli allenamenti? Incastrati all’alba o la sera, con una costanza che nel tempo ha fatto la differenza. Un equilibrio tra lavoro e sport che non solo è possibile, ma che per lui rappresenta una vera chiave di crescita personale.

I tempi delle Major: un percorso non lineare, ma in crescita

Le sei Major raccontano bene la sua storia sportiva:

New York 2017 – 2:39:42
Londra 2019 – 2:40:42
Chicago 2023 – 2:58:40
Berlino 2024 – 2:49:37
Tokyo 2026 – 2:57:43
Boston 2026 – 2:35:13 (PB nelle Major)

A colpo d’occhio si capisce subito che non è stato un percorso lineare. Ci sono stati alti e bassi, momenti di forma e altri più complicati, ma sempre con un denominatore comune: la continuità.

Il dato più significativo è proprio l’ultimo: Boston in 2h35’13’’, il miglior tempo tra le Major. Non è un caso, ma il risultato di un periodo in cui Lorenzo ha raggiunto maggiore maturità, consapevolezza e stabilità negli allenamenti. È la dimostrazione concreta che la progressione nello sport non è sempre costante, ma può esplodere quando esperienza e continuità si incontrano.

Le emozioni: da New York a Tokyo, fino a Boston

Se i numeri raccontano la prestazione, le emozioni raccontano il senso del viaggio.

New York resta la gara simbolo. Non solo perché è stata la prima, ma perché nel 2012 Lorenzo era già pronto a correrla, salvo vedere tutto annullato il giorno prima per l’uragano Sandy. Una delusione che negli anni si è trasformata in desiderio, fino a tornare e conquistarla davvero.

Tokyo, invece, è stata una scoperta recente: una maratona capace di colpire profondamente per l’atmosfera e per il contesto culturale completamente diverso, rendendola un’esperienza unica, oltre la gara.

E poi Boston. L’ultima, la più simbolica. Una gara in cui si respira storia, partecipazione e significato. Qui Lorenzo ha chiuso il cerchio delle Six Majors, e lo ha fatto nel modo migliore: con il suo miglior tempo.

Passione, lavoro e obiettivi

Dietro tutto questo non c’è solo talento, ma una struttura mentale chiara: obiettivi concreti e dedizione quotidiana. Senza un traguardo, mantenere la motivazione è difficile; per questo Lorenzo negli anni si è sempre dato nuovi stimoli, come correre una Major o migliorarsi sul cronometro.

Lo sport, per lui, è strettamente legato anche alla vita professionale: allenarsi e cercare la performance lo aiuta a essere più efficiente e sereno nel lavoro. Un equilibrio che si riflette in entrambe le direzioni.

Una squadra dietro ogni traguardo

Questo risultato non è solo individuale. Fondamentale è stato il supporto della famiglia, ancora più significativo oggi con la nascita del figlio Ludovico, che rappresenta una nuova fonte di motivazione.

E poi l’Amatori Podistica Terni, una presenza costante nel suo percorso, con cui ha condiviso viaggi, gare e momenti che vanno ben oltre il cronometro.

Non un arrivo, ma un nuovo inizio

La medaglia “Six Star Finisher” non è un punto di arrivo. È la chiusura di un capitolo.

Le Major stanno aumentando, nuovi scenari si aprono e Lorenzo è pronto a rimettersi in gioco. Con lo stesso spirito di sempre: correre per passione, mettersi alla prova e continuare a esplorare il mondo, un chilometro alla volta.

Perché, come dimostra la sua storia, i traguardi più importanti non sono solo quelli tagliati, ma quelli costruiti giorno dopo giorno.
Congratulazioni dal Presidente APT Alessio Schiavo e da tutto il gruppo.

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