Riviviamo i 10000 su pista di Sulmona, gara nella quale Gabriele Frescucci ha conquistato un secondo posto di valore.
Sono quasi le 16.00 del 25 Aprile e qui, allo stadio di Sulmona, sede dell’evento, siamo sulla linea di partenza per i 10000 metri, la gara più lunga che si disputa in pista.
Prevedo venticinque giri infernali dove non contano solo le gambe. Ho il quarto tempo di accredito, Adim Ismail è il migliore.
Allo sparo si mette subito al comando imponendo un ritmo molto duro. Tengo abbastanza bene. A conclusione del primo chilometro siamo rimasti in tre. Il passaggio è stato veloce (3’10”), ragiono sulla temperatura, molto elevata e sul rischio di una crisi, sempre dietro l’angolo.
Decido sia meglio rallentare, facendo la gara su me stesso e puntando a un terzo posto che vale comunque.
Siamo a chiudere il terzo chilometro, ho preso un discreto vantaggio che ritengo gestibile.
Ci avviciniamo a metà gara, è dura e sto soffrendo parecchio. La tentazione di abbandonare si fa più forte. C’è il bronzo in palio e questo mi dà la forza per resistere. Superato il quinto chilometro si scatena l’inferno. A uno a uno cala il numero dei concorrenti, costretti all’abbandono distrutti dalla fatica.
Noto, che anche Matteo Notarangelo, pugliese, in quel momento secondo, fatica molto e ha iniziato a perdere terreno.
Considero giunto il momento per tornare su un ritmo più alto. Al settimo chilometro sono a circa 10 metri da lui. Lo studio un po’, siamo amici e so della sua forza. Decido di rifiatare e mi accodo, senza farmi vedere. A giro concluso vado per il sorpasso che Matteo subisce senza reagire.
Mancano due chilometri a un argento insperato. Tengo duro, cercando di tenere la situazione sotto controllo. Quando ha inizio l’ultimo chilometro inizio a avere qualche certezza. Posso calare il ritmo e guardarmi anche intorno.
Gli altri sono lontani e ho la possibilità di riflettere sul valore di questa medaglia: un argento che vale quanto e più di un oro, per le condizioni in cui sta maturando e per il valore degli avversari.
Mi viene da rivalutare anche le mie capacità mentali convinto, come sono, che in competizioni come questa le gambe, da sole, non bastino.
E allora, il primo ringraziamento va a Natale Mogetti, mio allenatore per una preparazione pressoché perfetta non solo sul piano fisico. Così, come ringrazio Michele Giorgi, medico fisioterapista che mi segue nella parte forza muscolare con 2 sessioni a settimana di affiancamento alla corsa e Marco Menichetti, osteopata, che si occupa di rimettermi in asse.
Ora, a testa bassa già concentrati verso i prossimi eventi

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