Si chiama Samuele (ascoltato da Dio), nome di origine ebraica ma di tradizione biblica. Nell’antico testamento era un profeta e giudice. Il nostro, di cognome fa Rosini e da dicembre gioca nell’Orvietana. Tenuto conto del periodo, mancano due giornate alla fine del campionato e la situazione di classifica della squadra biancorossa è, ancora, abbastanza fluida è normale chiedere la sua profezia per il futuro più prossimo:
“Come ha già detto il mister, ci salveremo facendo sei punti. Altrimenti, dovresti dipendere dal comportamento delle squadre che lottano, come noi, per la salvezza. Quindi, affronteremo questi ultimi 180 minuti cercando di trarne il massimo”.
Praticamente, lui che gioca al calcio da sempre, ha una buonissima gestione della parola, intuendone il percorso più appropriato restando su un binario d’equilibrio. Segnale di intelligenza viva, di cui riesce a far uso anche nel modo di gestire il pallone. Nell’ultima partita, quella con il Città di Castello, ha aperto le marcature con un goal di ottima fattura, ancora più apprezzabile dalle immagini televisive. Controllo con il sinistro e botta precisa di destro, rubando il tempo agli avversari più vicini. Sulla falsariga, con le debiti proporzioni, di quello realizzato da Paulo Dybala al Feyenoord in Europa League:
“Ti ringrazio. Mi è andata bene per averla stoppata bene. In realtà, il cross di Frabotta era più per Tomassini. Mi sono trovato lì, allungando la gamba, ho avuto l’istinto di stopparla e visto che la palla s’era fermata ho tirato un po’ alla ceca, considerando la corta distanza che mi separava dalla porta”.

Riuscire nell’intento significa possedere una buona tecnica, affinata, passo dopo passo, partendo dalla scuola calcio con il Grosseto, ai tempi della Presidenza Camilli. Poi, Sauro Rispescia e Invictasauro, società del capoluogo maremmano dove si lavora tanto e bene per il settore giovanile:
“Il Sauro Rispescia la considero una seconda casa. Da loro, sono stato benissimo e rimango convinto d’aver fatto un’ottima scelta”.
Nel tragitto, gli è capitato di avere, quale allenatore, il padre Stefano. Perché, come in altre migliaia di abitazioni, a casa Rosini il calcio è inquilino fisso:
“Mah, per me era cosa normale. Certo, circolavano le solite chiacchiere sul giocatore raccomandato, ma non ne ero toccato. E adesso, posso affermare, con un po’ d’orgoglio, d’aver avuto ragione, o, quantomeno che aveva ragione il mi babbo nel darmi fiducia”.
Prima di arrivare alla Beretti della Pianese, un altro tecnico lo provò nel ruolo di centrale difensivo:
“Esattamente. Si trattava di Giacomo Russo, papà del mio migliore amico. Fu, più che altro, per sopperire a qualche assenza. Ricordo di aver realizzato qualche goal, saltando di testa sui calci d’angolo. Un che conservo volentieri. Ne ho fatti, uno con la maglia del Gavorrano e, un altro con quella dell’Orvietana a Montespaccato”.
Samuele, nel suo giro, ricordiamo che compirà vent’anni il mese prossimo, ha annotato i nomi di tutti gli allenatori dai quali, a suo giudizio, ha ricevuto qualcosa di utile ad essere giocatore completo:
“Parto da quello attuale. Fiorucci mi viene da considerarlo un secondo papà. Magari verrò accusato di parlarne bene essendo quello che mi ha dato più spazio, ma ho il conforto dell’opinione generale del gruppo. Senza entrare nel fatto tecnico, non avendone le competenze, è persona vera, si fa voler bene, sa renderti disponibile a dare il meglio. Andando a ritroso penso a Giacomarro, quand’ero a Gravina, per alcuni insegnamenti che ho ritrovato utili adesso nell’Orvietana. Più indietro ancora, Favarin nel Gavorrano: la sua fiducia, nel momento in cui il Gavorrano, probabilmente, mi stava un pochino grande non potrò dimenticarla. In realtà vorrei ringraziarli tutti. Ciascuno mi ha dato qualcosa d’importante ”.
E’ nato sotto il segno del Toro, ne sa poco di ascendenti o peculiarità, però, ripensando all’animale prende ad esempio le difficoltà cui si va incontro qualora lo si affronti. Fuori dal campo, il calcio rimane presente anche nei momenti liberi. Segue tutto con interesse e altrettanta passione, tifa Milan contando in qualcosa di grande dalla Champions. Il mestiere lo sta allontanando un po’ dalla famiglia, composta, insieme a babbo e fratello, da mamma Michela Tegardi e dallo Zio Emanuele, pure lui Tegardi, primo tifoso e sostenitore di Samuele, cui non fa mancare mai nulla. L’atmosfera è, di solito, festosa e lui torna sempre molto volentieri:
“Quando sei fuori inizi a sentirne la mancanza ed è bello ritrovarsi. Mi piace seguire mio fratello Tommaso, di due anni più piccolo, pure lui impegnato con il pallone nella Nuova Grosseto”.
Samuele conferma una buona organizzazione parlando del suo percorso scolastico:
“Dopo le superiori, per le difficoltà logistiche a frequentare i corsi universitari in presenza, mi sono iscritto in un’Università telematica. All’inizio è stata un po’ dura, adesso tutto funziona regolarmente e riesco a farmi trovar pronto per le date d’esame”.
Nel girone E spuntano risultati a sorpresa, tali da sovvertire ogni pronostico. Ha affermato di seguire il calcio da vicino. Che opinione si sarà fatto?
“Vero che sorprendono ma non dimentichiamo le motivazioni. Una squadra in lotta per non retrocedere ne ha indubbiamente maggiori di quella oramai paga del risultato. A mio modo di vedere il rovesciamento delle previsioni può starci”.
Della sua permanenza a Orvieto è particolarmente soddisfatto:
“L’ho detto e lo ripeto. La trovo una cittadina serena, dove si vive bene. Ancora meglio adesso, con l’arrivo di belle giornate”.
Così come, è risultata facile l’integrazione con il resto del gruppo:
“Devi credermi, s’è trattato di un’aggregazione spontanea. E’ bastata qualche ora e sembrava ci conoscessimo da tempo”.
Ciò premesso, con quale spirito andrete ad affrontare il Livorno:
“Il Livorno è tra le grandi squadre, altrettanto il contesto, per cui giocare all’Armando Picchi sarà bellissimo. Sono partiti con grosse ambizioni e sono ancora in corsa per i play off. E’ facile ipotizzare una partita dura, ne abbiamo consapevolezza e ci stiamo preparando. Lo rispettiamo, ma non lo temiamo”.

Non può mancare la domanda dell’impiccione sullo stato del cuore, non cardiologico:
“In questo momento c’è posto solo per l’Orvietana e spazi non ne restano. Abbiamo un lavoro da portare a termine ed è desiderio di tutti noi concluderlo nel miglior modo possibile".

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