“Mai porsi limiti, piuttosto fissare gli obiettivi”. E’ uno dei precetti che si è dato e animano il cammino di Alex Borgo, nel calcio come nella vita di tutti i giorni. Per contattarlo si scalano i piani alti. In una delle suite, frequentate, solitamente da chi può, abita il centrale difensivo altotiberino. Meritatosi la location per la sua altezza (192 cm.) e più in particolare per il crescendo calcistico che lo fa essere oggi uno dei punti forti dell’Orvietana. Tifernate o Castellano doc ha mosso i primi passi con la palla nel settore giovanile del Città di Castello per poi vestire le maglie di: Madonna del Latte, Montone e Lama, club nel quale si è trattenuto più a lungo. Il suo arrivo all’Orvietana è frutto di parte del progetto estivo, costruito dal Presidente con gli ex direttori, Arcipreti e Cioci, prevedente l’ingaggio di giovani, preferibilmente umbri, caratterialmente vogliosi e ambiziosi di arrivare in categorie più importanti:
“Nello sport, la voglia e le ambizioni sono fondamentali – afferma. Si deve andare avanti, gradino su gradino cercando di non fermarsi alla prima meta raggiunta tenendo bene a mente, come il buono fatto oggi potrebbe tornarti utile domani”.
Borgo, con la prima Laurea in Scienze Motorie già incorniciata, è adesso avviato a conseguire la specializzazione. Non sarà orientata al calcio e alle sue pertinenze, ma all’insegnamento:
“Immagino aver individuato il mio futuro. Mi trovo bene con i giovani e vorrei esserci anche da più grande. Il solo pensiero di tornare loro utile in una qualche maniera mi stimola. Ho fatto qualche esperienza da tirocinante, presso il mio ex Liceo, traendone riscontri confortanti. Da qui l’idea d’essere nel posto giusto”.
In campo, oltre a difendere più che egregiamente, ha realizzato un goal ...e mezzo. Infatti, neanche le immagini televisive hanno chiarito la paternità del primo goal al Livorno:
“La palla l’abbiamo colpita entrambi, Tomassini e il sottoscritto, ma non so stabilire chi di noi due abbia impresso forza e direzione decisive. Importante, aver aperto la strada verso un successo oltremodo utile e prestigioso. Vogliamo tutti il bene della squadra”.
A inizio stagione, il modo di muoversi non proprio graziato, qualche difettuccio di posizionamento e un tocco di palla abbastanza ruvido, avevano alimentato il sorgere di qualche dubbio:
“ Essendo il mio primo anno in serie D, l’inizio è servito per ambientarmi e adattarmi ai ritmi, diversi dall’Eccellenza, in un contesto nel quale giocano attaccanti più forti di quelli cui ero abituato. Sommando le diversità il totale faceva la differenza. Ho lavorato tanto, osservato compagni già abituati alla categoria, lentamente le cose sono migliorate e oggi posso dire, con un po’ d’orgoglio che, l’Orvietana è cresciuta anche con il mio contributo”.

Adesso, che inizi a essere un centrale conteso, potresti darci qualche dettaglio in più sul tuo crescere come giocatore:
“ A mio modo di vedere, è un condensato fatto di: massima applicazione negli allenamenti, ascolto dei consigli dai compagni più esperti, grande attenzione, sempre, alle parole del mister, evitare, far tesoro degli errori evitando di ripeterli”.
Sul futuro calcistico non si sbilancia: “
“Pensiamo solo alla salvezza dell’Orvietana e goderne, ove sarà. Poi non mancherà tempo e modo per parlare del futuro”.
A casa Borgo lo sport ha radici profonde. Mamma Tiziana ha praticato la pallavolo, la sorella Giada, più piccola, ne ha seguito le orme, papà Renato, già difensore, occupa la panchina dell’Anghiari, Eccellenza toscana. Due, fra gli zii, hanno giocato da attaccanti. Il più famoso, in attesa di Alex, resta il nonno, Franco, mancato da qualche tempo. Vicentino di nascita, centrale difensivo del Lanerossi Vicenza ai tempi in cui era cosa normale trovare i lanieri in A o B, arrivò al C. di Castello, allora in C, dopo altre esperienze importanti in giro per l’Italia. Doveva trattarsi della solita fermata, divenne una sosta permanente per il matrimonio con la futura nonna di Alex. Qualche gene ha fatto il resto, con il nipote a occupare identica posizione a quella del nonno. Nella quale ha giocato fin da bambino, identificato, si può presumere, per l’altezza, certamente per la tempra rocciosa conservata per intero:
“Certo è, che non mi affidarono il ruolo per qualità tecniche, o per il tocco morbido, o preciso imprescindibile per la stoccata decisiva. Le indicazioni erano sempre le solite: . Io mi comportavo di conseguenza”.
Alex suddivide in periodi la stagione dell’Orvietana:
“L’inizio spensierato, con due successi in Coppa su campi notoriamente ostici, il brusco risveglio dopo i quattro schiaffi rimediati alla prima di campionato con l’Arezzo, seguito da un declino, a mio parere più di natura psicologica piuttosto che qualitativa. Fortunatamente, è arrivata la brusca sterzata da parte della Società, altrimenti avremmo proseguito in caduta libra. Nuovo mister e nuovi compagni, tutti vogliosi di riprendersi dalle delusioni patite, fino ad allora, nelle fila delle squadre di provenienza. E’ così partita la rincorsa e oggi, dicono le statistiche, saremmo secondi in classifica dietro l’Arezzo, con una media fra 1.5 e 2 punti a partita. Guai, rovinare la media con il Montespaccato”.
Non disdegna trascorrere qualche ora in palestra o giocare a pallavolo con gli amici. Importante non stare fermo:
“Ritengo essere tipo molto attivo. Minimo indispensabile al computer, poca o niente playstation. Odio i tempi morti. Voglio essere sempre io a comandare ciò che voglio fare”.
Chissà mai se avrà libero uso del termine “comandare” anche con Giulia, prossima dott.sa in Farmacia, alla quale è legato da qualche tempo: “ Giulia è ragazza speciale che ringrazio anche per il supporto che mi sta dando in questo mio primo anno lontano da casa. Capisce la situazione, mi fa star bene e le sono grato”.
Al momento dei saluti chiede di poter aggiungere qualcosa:
“Orvietani, venite numerosi a sostenerci. Non vi tradiremo”.

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